Sicurezza
Coronavirus, Terme di Saturnia si ferma a tutela dei dipendenti
Alla luce delle fughe dal Nord, il presidente Massimo Caputi ha deciso lo stop fino al 3 aprile. «Scelta sofferta e costosa ma è l’unica possibile»
GROSSETO. Ha fatto propendere per la decisione più drastica la fuga incontrollata dalla Lombardia di centinaia di cittadini, tra la notte di sabato e l’alba di domenica quando si è diffusa la notizia che l’area del Paese a più alto tasso di produttività sarebbe stata dichiarata dal governo zona rossa-arancione per il contagio da coronavirus. A tutela dei clienti ma soprattutto dei propri dipendenti – che sfiorano quota duecento – Terme di Saturnia chiude. Chiude tutto il complesso: il resort da sogno, le Terme, il Club Benessere, la Spa, i campi da golf. Fino al 3 aprile. Si tratta di una scelta «sofferta, costosa e di grande responsabilità» – così l’ha definita il presidente di Terme di Saturnia spa Massimo Caputi – ma è l’unica che potesse essere presa.
Forse la decisione sarebbe stata diversa se la situazione nel week end del 7-8 marzo non fosse precipitata. Le centinaia di persone che sono letteralmente fuggite dal Nord Italia – dalla Lombardia, e dalle quattordici province diventate all’improvviso “rosso-arancioni”– hanno indotto domenica 8 marzo il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi a emanare un decreto urgente secondo il quale devono mettersi in isolamento fiduciario tutti coloro che sono arrivati in Toscana dalle nuove “aree rosse-arancione”. Tra sabato notte e domenica mattina anche la Maremma si è riempita di cittadini provenienti dal nord Italia: è accaduto soprattutto nei comuni di costa da Follonica a Castiglione della Pescaia, da Grosseto a Monte Argentario fino a Capalbio, dove – all’improvviso – si sono aperte molte “seconde case” tra l’apprensione (comprensibile) dei residenti.
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Verifiche e controlli sono apparsi da subito come un’operazione difficile e complessa. Terme di Saturnia «si è resa conto del gravissimo pericolo che si stava correndo, non potendo identificare la provenienza dei clienti, soprattutto quelli che avrebbero usufruito delle Terme», si legge in una nota della società; è apparso concreto dunque il rischio di diffondere il contagio, soprattutto e in particolare tra i dipendenti: «con conseguenze inimmaginabili», tenuto anche conto che la stragrande maggioranza dei dipendenti di Terme di Saturnia risiede nel paese migno e nel Mancianese. «È pur vero che le acque di Saturnia hanno notissime proprietà antivirali e curative – si legge ancora nella nota della società – ma non si possono evitare rischi di contagio, malgrado le rigidissime norme sanitarie già adottate – negli spazi comuni o nei bar».
«È stato un atto molto sofferto, ma dopo l’improprio flusso di soggetti non controllabili arrivati in zona e alla luce del giusto e motivato decreto del presidente della Regione dell’8 marzo, non possiamo che agire in questo modo – sottolinea il presidente di Terme di Saturnia Massimo Caputi – Dobbiamo tutelare in primis i nostri dipendenti e i nostri clienti; speriamo di riaprire presto con una grande festa».
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