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Non ti pago lo stipendio ma neanche ti licenzio. L’odissea di 21 donne

Giovanna Mezzana
Non ti pago lo stipendio ma neanche ti licenzio. L’odissea di 21 donne

Pasqualina era impiegata nella pulizia delle aule scolastiche. Ora è fuori: non può chiedere un sussidio ma neanche candidarsi ad un nuovo lavoro.

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GROSSETO. È a casa senza lavoro ma non può considerarsi disoccupata: tant’è che non può né fare richiesta per ottenere il beneficio di un ammortizzatore sociale (come la Naspi) né prendere al volo una nuova opportunità di impiego che le si era per altro, di recente, profilata.

Lei è Pasqualina Alicandro, grossetana, 43 anni, madre (separata) di due figli: e la strada – al momento – senza uscita in cui si trova è quella che accomuna altre venti donne che per anni si sono occupate di tenere pulite, igienizzate – quindi sicure – le aule delle scuole in cui studiano i figli delle famiglie che vivono in tutta la provincia di Grosseto. Sono rimaste fuori dal cosiddetto processo di internalizzazione – e sono 4mila in Italia – perché non avevano o uno o entrambi i requisiti richiesti: un’anzianità di almeno dieci anni nella mansione e la licenzia di scuola media inferiore.

«Delle circa 44 che eravamo, io sono l’ultima arrivata – esordisce Pasqualina – e non ho mai avuto pretese ma speravo andasse tutto bene perché il lavoro non è mai mancato». È tramite Manpower, agenzia per il lavoro, che Pasqualina comincia a lavorare in questo settore, alle dipendenze di Auriga, l’impresa che aveva in appalto le pulizie scolastiche in provincia di Grosseto: è dicembre 2018. «Visto che erano tutti soddisfatti del mio lavoro – racconta – Sono stata assunta a tempo indeterminato»: è il 7 gennaio 2019. «Così mi sono inserita – aggiunge – e mi sono sempre trovata bene».

All’inizio Pasqualina ha in carico la pulizia della scuola di via Giotto: sono due ore di lavoro; poi le affidano anche la scuola di via Scansanese, per altre due ore di lavoro; dall’autunno, l’istituto di via Giotto viene sostituito con quello di via Mascagni. Ecco la sua giornata-tipo: la mattina si occupa delle faccende a casa, poi c’è da preparare il pranzo per i figli e poi va al lavoro: «Alle 14,20 si cominciava con il primo istituto – dettaglia – e dalle 16,30 si puliva il secondo, fino alle 19». Lo stipendio non è molto, il contratto del resto è part-time: si aggira sulle 400 euro (qualcosa di più quando c’è da fare qualche sostituzione il sabato per la pulizia del “Commerciale”) ma per una madre sola con due figli quei soldi sono utili. Servono.

A fine 2019 c’è il fulmine a ciel sereno: la Legge di Bilancio prevede che i servizi di pulizia nelle scuole non siano più svolti dai lavoratori delle ditte esterne; si apre il varco della stabilizzazione degli addetti nel profilo di collaboratore scolastico sui posti accantonati, ma – alla fine – c’è chi rimane fuori: dai primi di marzo. «In questi mesi ho sempre sperato che una soluzione venisse fuori – dice Pasqualina – del resto il lavoro c’era. Una mia collega che è stata stabilizzata, in tre ore adesso deve pulire 22 aule (quando in due ore ne avevamo in carico 7-8), e in tre ore 22 aule non possono essere pulite con cura».

Nel frattempo, Pasqualina si rimbocca le maniche: va all’ufficio del lavoro per trovare un altro impiego, compila la scheda anagrafica, poi le viene chiesto di documentare il licenziamento. Ma lei non è stata licenziata: l’impresa le ha (semplicemente) detto che non c’è più lavoro per lei e che deve stare a casa senza stipendio. E quindi? «Sono bloccata – dice – Se non sono stata licenziata non posso fare richiesta di Naspi, né posso candidarmi per un altro lavoro: e qualcosina per la stagione estiva avevo anche trovato. Se mi licenzio, perdo la Naspi e il sindacato mi ha sconsigliato di farlo. Insomma, cosa devo fare? ».

È una situazione che ha dell’assurdo: a tutela delle lavoratrici, Cgil ha inviato, per ciascuna di loro, una comunicazione ad Auriga con la quale si mettono a disposizione del datore di lavoro che è chiamato – questa la richiesta del sindacato – a garantire gli stipendi. Come finirà?
 

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