Il Tirreno

Grosseto

DOPO IL DECRETO

Coronavirus, locali e ristoranti chiudono spontaneamente: «Scelta etica»

Francesca Ferri
Leonardo Peccianti, titolare della Locanda dei Medici
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Leonardo Peccianti, titolare della Locanda dei Medici

Grosseto. Wineria, Vermuttino, Locanda dei Medici, Ritual e The Wall scelgono di fare una pausa. «Bisogna dare un segnale»

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GROSSETO. Il primo è stato Michele Detti della Wineria Drink&shop di via Paglialunga. «Fino a stamani (la mattina del 9 marzo per chi legge) non avevo idea se chiudere o meno. Tant’è che sono entrato e la prima cosa che ho fatto è stata risistemare i tavoli per aumentare le distanze. Poi ho riflettuto: forse sarà meglio che anche noi diamo un segnale. E farlo passare anche i clienti: la vostra salute è la nostra risorsa».

E così la Wineria dal 9 marzo è chiusa. E da lì c’è stato un effetto domino. Prima il Vermuttino di piazza Dante, poi la Locanda dei Medici di piazza del Popolo, quindi il Ritual di piazza Esperanto e The Wall in piazza De Maria.

Gli annunci si susseguono su Facebook. «È una decisione, che ci auguriamo comprenderete, presa per tutelare i nostri clienti, i nostri dipendenti e le nostre famiglie. Nel frattempo coglieremo l’occasione di questi giorni di chiusura per studiare e tornare più carichi che mai», dicono da Vermuttino. «Come molti nostri colleghi abbiamo deciso di chiudere momentaneamente. Il bene comune viene prima di tutto» scrive il The Wall. «Visto il periodo molto difficile che stiamo passando per nostra spontanea volontà ed etica abbiamo deciso di chiudere il locale per qualche giorno», scrive il Ritual.

Nessuna emergenza sanitaria, sia chiaro. Nessun obbligo di abbassare la saracinesca. Solo un’iniziativa personale. «Stare aperti quanto la gente deve stare in casa il più possibile strideva un po’– dice Michele Detti –. Il messaggio che voglio dare ai clienti è questo: signori, quando ci ritroverete aperti, saremo tutti sani e salvi».
 

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«Far entrare uno alla volta, assicurarsi che tutti stiano a un metro di distanza gli uni dagli altri... Insomma, come fai? – dice Sirio Polidori del Ritual –. Così ci siamo chiamati tra colleghi e abbiamo preso questa decisione».

Il problema, per chi ha un locale pubblico e decide di fermarsi qualche giorno, è che il costo dello stop ricade tutto sul bilancio dell’attività. «Essendo chiusure spontanee nessuno ci verrà incontro – dice ancora Detti –. I fornitori magari ti vengono incontro, ma le spese fisse, come la corrente, l’acqua, il suolo pubblico, quelle sono perse. Sarebbe meglio diventare anche noi una zona dove si impone di chiudere i locali, così almeno potremmo contare su delle convenzioni».

Per quanto staranno chiusi? Nessuno dà date precise. Si attende di capire come evolve l’emergenza.

E mentre prendeva la decisione di fermarsi qualche giorno, a Leonardo Peccianti, titolare della Locanda dei Medici, è capitato qualcosa a metà tra il grottesco e il preoccupante. «Dalle 17 – dice – ha cominciato a squillare il telefono. Cinque telefonate, e tutte e cinque di persone con spiccato accento del nord per chiedere se eravamo aperti. Non ho parole...».


Da Talamone ad Albinia: così arginiamo il virus

Ivana Agostini

Anche nella zona sud della provincia sono molte le attività che stanno decidendo di chiudere qualche giorno. Il Faro a Talamone, La Rosa dei Venti ad Albinia, La Terrazza, Petronio, La Trattoria del bar Amica a Marsiliana hanno fermato tutto. «Il ristorante La Rosa dei Venti – dice il titolare Alessio Lombardi – da oggi e per almeno due settimane chiude. Crediamo che solo questo gesto di coscienza da parte di quante più possibili attività del territorio possa arginare se possibile la diffusione del coronavirus. Per non mettere a repentaglio la nostra salute, quella dei nostri collaboratori, fornitori e clienti tutti, ci sentiamo in dovere di prenderci questo periodo di pausa con la speranza che la situazione torni al più presto alla normalità. Questo è il nostro atto di coraggio». Anche Anna Puca del Faro è sulla stessa lunghezza d’onda. «Una decisione sofferta – dice –. Dobbiamo mantenere le norme di sicurezza ma non è sempre facile. Abbiamo parlato con i nostri dipendenti e con tutta tranquillità abbiamo deciso di chiudere. Ora che abbiamo deciso ci sentiamo meglio. Speriamo che anche altri decidano così». «Abbiamo deciso insieme, in maniera del tutto cautelare, che i ristoranti Petronio e La Terrazza di Marsiliana sospenderanno la loro attività fino al 26 marzo – si legge nella pagina Facebook dei ristoranti –. Crediamo che solo questo gesto di coscienza da parte di quante più possibili attività del nostro territorio possa arginare la diffusione del coronavirus. Qualche giorno di sacrificio può far davvero la differenza». Una scelta che sembra stiano già seguendo molte altre attività.
 

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