Sicurezza
La pavimentazione è tutta in malora: e se in centro storico tornasse l’asfalto?
L’utilizzo di bitumi speciali o di cementi architettonici potrebbe restituire la percorribilità di alcune strade
GROSSETO. L’uovo di colombo potrebbe essere il ritorno dell’asfalto nel centro storico di Grosseto. Almeno in alcune strade, come via Mazzini e via Saffi.
Non è una boutade, né sarebbe una regressione estetica. Ma un modo, parziale, per riportare un po’ di decoro all’interno dell’esagono delle mura medicee. Oggi sul mercato ci sono molte soluzioni innovative che gli addetti ai lavori collocano sotto le voci “pavimentazioni ecologiche a basso impatto ambientale” o “cementi architettonici con coloranti”. Ma potrebbero essercene anche altre. Soluzioni che hanno il pregio di costare molto meno della messa a dimora delle tradizionali pavimentazioni in pietra. Le indecorose, e pericolose, condizioni delle vie del centro, infatti, richiedono interventi urgenti che costituiscono la precondizione per ridare ossigeno al cuore della città. La qual cosa, però, cozza col problema dei costi elevati da sostenere e l’urgenza degli interventi da fare.
Facendo un passo indietro nel tempo. Era la fine degli anni Novanta quando la giunta Antichi iniziò a ripavimentare il centro storico, utilizzando un finanziamento di una decina di miliardi di lire ottenuto dalla precedente giunta Valentini. Che aveva recuperato il Cassero senese (6 miliardi), realizzato l’attuale piazza San Francesco e la nuova illuminazione (300 milioni).
In meno di vent’anni è andata in malora tutta la pavimentazione, mentre si spera si siano salvati i sottoservizi. Che all’epoca vennero riqualificati, approfittando dei lavori per rifare il selciato del centro.
Il degrado di oggi, peraltro, è figlio di alcuni errori fatti all’epoca. Il primo dei quali fu la scelta della Pietra Serena, troppo friabile. Non a caso ha resistito pochi anni, iniziando presto a sfaldarsi.
Ma non solo. I lavori furono divisi in quattro stralci funzionali. Nel primo, in zona camera di commercio, fu deciso di riutilizzare le vecchie pietre – perché custodi della nostra identità, nientepopodimeno – senza risagomarle e adagiandole su uno strato di sabbia. Il mirabile risultato, prevedibile, si constata soprattutto in via Montebello e dintorni.
Un secondo stralcio vide la messa in opera di blocchi sagomati e zigrinati di Pietra Serena, sempre adagiati sulla sabbia. Quindi instabili. Anche in questo caso entro poco tempo hanno ceduto, disconnettendosi e sfaldandosi.
Negli ultimi due stralci fu realizzata una soletta in cemento sulla quale sono stati collocati i blocchi di pietra, risultando più stabili ma finendo per sfaldarsi lo stesso. Per le caratteristiche intrinseche del materiale, molto sensibile al traffico veicolare.
Se questo è il passato, il problema è cosa fare nel presente, in tempi ragionevoli. E tenendo conto che il Comune non è in grado di trovare in breve i quattrini che servirebbero per riqualificare il centro come meriterebbe. Quindi che bisogna ragionevolmente pensare a una pianificazione decennale dei lavori. In questo quadro l’utilizzo di bitumi speciali – come in piazza del Luogo Pio a Livorno, di fronte ai restaurati Bottini dell’Olio – o di cementi architettonici, potrebbe essere una strada percorribile. In via Mazzini e via Saffi, ad esempio, dove il carico del traffico è maggiore, un asfalto colorato e fonoassorbente non guasterebbe. E nemmeno in piazza della Palma o piazza del Sale, le cui pavimentazioni fanno sinceramente schifo.
Questo permetterebbe di concentrare gli sforzi su vie, slarghi e piazzette di maggior pregio, sostituendo progressivamente le vecchie pietre con nuovi materiali pregiati e più resistenti sotto il profilo meccanico. Anche perché, se non si parte alla svelta dai fondamentali del decoro urbano, è un po’ utopistico invocare una ripresa degli investimenti privati nel centro storico cittadino.
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