Gioco
Ristoratori e negozianti suonano le trombe: «Entriamo nella marcia delle Partite Iva»
Grosseto. Chi vive di commercio e turismo invita i colleghi a aderire al movimento che già conta più di 290mila iscritti in Italia.
GROSSETO. Il coronavirus non c’entra: o meglio, i paventati effetti di esso sull’economia reale sono stati, forse, piuttosto, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Piazzetta Maniscalchi, sabato 7 marzo. È qui che poco dopo le 11 si sono dati appuntamento ristoratori, baristi e negozianti del centro storico. Sono una dozzina. E da qui, dal cuore cittadino, vogliono lanciare un messaggio ai colleghi: «Andate a dare un’occhiata – dice il ristoratore de L’Uva e il Malto Moreno Cardone, promotore dell’incontro – al gruppo Facebook “Partite Iva Insieme per cambiare”. Leggete e aderite anche voi».
Nato il 12 novembre 2019, quando cioè il coronavirus se c’era era ancora sotto-traccia (almeno in Europa e in Italia), il gruppo – che si autodefinisce dalla pagina Fb «apolitico e apartitico» – conta più di 290mila aderenti – 291.718, per la precisione, alla data di ieri, 10mila i nuovi adepti nell’ultimo mese – tant’è che da esso sono nate molte costole regionali: ad esempio, già esiste quella toscana. L’obiettivo di quello che sembra già avere i connotati di un movimento è: «Sostenere i lavoratori autonomi di tutta Italia e trovare soluzioni alla pressione fiscale a cui attualmente sono sottoposti».
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Ed è quest’onda in divenire che commercianti e esercenti grossetani vogliono cavalcare, nel senso buono del termine, e lo vogliono fare da protagonisti: per le loro attività e i loro dipendenti, per le loro famiglie e per il bene di tutti. «Non ce la facciamo più a sostenere la pressione fiscale – sottolinea Cardone – mentre le banche chiudono i rubinetti del credito». I tributi locali – dalla Tari (la tassa sui rifiuti) al Cosap (il canone per l’occupazione del suolo pubblico) – si sommano alle richieste del fisco “nazionale” che ha le sembianze dell’Agenzia delle Entrate. E a poco sono valse, secondo i diretti interessati, la decurtazione pro contribuente del 25% della tassa sui rifiuti che l’Amministrazione comunale ha messo a regime negli ultimi tre anni: «Non ce ne siamo neppure accorti – valuta Ester De Santis, ristoratrice della Locanda Porta Vecchia e Taverna Maniscalchi – Forse se l’avessero diminuita del 50% avremmo sentito qualche beneficio». E poi c’è il fronte della disponibilità economica delle famiglie, su cui c’è poco da scalfire: «Siccome non possiamo mettere noi i soldi in tasca alla gente – dice Cardone – vogliamo almeno non essere martirizzati da Tari e Cosap», ma anche «dalle bollette di Enel e Acquedotto del Fiora» gli fanno eco i colleghi.
Che fare? Va bene inviare le proprie richieste all’Amministrazione comunale, ma secondo commercianti ed esercenti – ora più che mai – serve un salto ulteriore: occorre una visione d’insieme che non sia localistica perché i problemi vengono da ben oltre il proprio orto; serve uno spirito di appartenenza a un “flusso” che promette di avere una forza dirompente e combattiva. «Quello è un grande movimento – dice Cardone – può fare grandi cose. Diamoci una mossa, aderiamo tutti. Se siamo tanti, possiamo farcela».
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