Il Tirreno

Grosseto

viale mascagni 

Il sindaco firma l’ordinanza per abbattere i pini Gac lo diffida

Francesca Ferri
Il sindaco firma l’ordinanza per abbattere i pini Gac lo diffida

Vivarelli Colonna: «Mi assumo io la responsabilità» Della Negra: «Atto illegittimo, si pronunci il Tar»

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. «Io assumo su di me, la totale e assoluta responsabilità del gesto». Con un video, apparso poco prima delle 12,30 di ieri sulla sua pagina Facebook, il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha annunciato di aver firmato un’ordinanza “contingibile e urgente” – la numero 47 del 6 marzo 2020 – per abbattere i pini di viale Mascagni e sistemare la strada, ammalorata dalle radici.

Vivarelli Colonna decide dunque di ricorrere allo strumento di più immediata esecuzione che un primo cittadino può avere, uno strumento che di norma viene utilizzato in casi di eccezionale gravità o pericolo per i cittadini. Il sindaco conta così di superare lo stallo che va avanti dal 2018 – anno in cui l’amministrazione Vivarelli Colonna annunciò di voler sostituire i 52 pini con altri alberi – venutosi a creare dopo le proteste delle associazioni Gac (Grosseto al centro), Impronta Verde, Dritti alle meta, Coordinamento comitati ambientali provincia di Grosseto, Isde medici per l’ambiente, Forum Ambientalista, Italia Nostra, Wwf, secondo le quali c’è la possibilità di rendere sicura la strada senza rinunciare ai pini e il loro valore estetico e naturalistico.

Grosseto al centro, in particolare, ha diffidato due volte il Comune (e la ditta), una a fine settembre e una lo scorso 23 febbraio, basata sulla osservazione che tra i rami ci sono nidi e uccelli in cova (e la legge vieta di distruggerli). E così i lavori, che dovevano partire otto mesi fa, ancora sono al palo.

Proprio quest’ultima diffida – sostenuta anche da Wwf e Legambiente – ha bloccato il cantiere proprio alla vigilia del suo allestimento.

Dal canto suo Vivarelli Colonna non ha mai fatto mistero di voler mantenere la parola spesa e di eliminare i pini – e le loro radici – sostituendoli con altri alberi. E così nonostante alcune questioni siano ancora in sospeso (in particolare l’esito della prima diffida, presentata alla Corte dei Conti e alla Procura di Grosseto a fine settembre 2019, di cui il Comune non ha mai comunicato l’esito), il sindaco tira dritto.

«Io assumo su di me la totale e assoluta responsabilità del gesto – dice Vivarelli Colonna –, su di me e su di me soltanto come sindaco della città di Grosseto. Non potevo permettere il deferimento (differimento) ulteriore dei lavori chissà per quanti altri mesi, chissà per quanti altri anni, mesi in cui avrei esposto i miei concittadini, i giovani, a un pericolo costante. Governare significa decidere, prendere le proprie responsabilità».

Vivarelli Colonna parla di un pericolo reale e urgente di sicurezza stradale e cita, nell’ordinanza, «8 incidenti stradali da agosto 2019, alcuni con esito grave, dei quali quattro riconducibili direttamente allo stato del piano viabile». Quanto alla presenza di uccelli che stanno covando, il sopralluogo dell’ornitologa ingaggiata dal Comune per verificare la presenza di uova «ha escluso – si legge nell’ordinanza – presenza di uova nei nidi e di esemplari in cova».

«Lo faccio convinto di essere dalla parte del giusto», dice il sindaco a proposito del taglio dei pini, precisando subito che non si tratta di una eliminazione ma di una sostituzione con altri alberi dalle radici meno emergenti.

Quanto alle istanze di Grosseto al centro e delle altre associazioni, Vivarelli Colonna le bolla come «richieste ideologiche di uno sparuto gruppo di persone, la maggioranza della quale movimentata qui ma proveniente da altre parti d’Italia».

Dunque, discorso chiuso? Non proprio. A strettissimo giro, un paio di ore dopo l’annuncio del sindaco, è arrivata la reazione dell’associazione Grosseto al centro che, per mano del suo presidente, Matteo Della Negra, ha già presentato diffida contro il sindaco e contro il nuovo segretario comunale, Luca Canessa, invitandoli formalmente «a soprassedere dalla messa in esecuzione dell’ordinanza fino al pronunciamento giurisdizionale di cui in premessa» e ritenendoli «personalmente responsabili sotto il profilo risarcitorio» se il Tar dovesse giudicare l’ordinanza illegittima. Che, in soldoni, si tradurrebbe in non meno di 200mila euro, ovvero il costo dei lavori.

Della Negra chiede anche che il Tar sospenda l’esecutività del provvedimento poiché il tribunale, scrive Della Negra, «considerata anche la gravissima e contingente situazione sanitaria in atto, ragionevolmente non potrà provvedere in ordine al ricorso prima di 10/15 giorni». —

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