Il Tirreno

Grosseto

«Mi alleno nel riquadro e raddoppio le distanze» La palestra resta aperta

Lina Senserini
«Mi alleno nel riquadro e raddoppio le distanze» La palestra resta aperta

Il titolare della Blu Box: «Attività come la nostra non rientrano in modo specifico nel decreto. Perciò chiedo ai colleghi di fare rete per avere risposte concrete»

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«Se la distanza minima di sicurezza per scongiurare il contagio è un metro, nella nostra palestra, tra una persona e l’altra, ne abbiamo previsti due».

Simone Rasà, titolare della palestra Blu Box di Grosseto, come la gran parte delle altre strutture per il fitness, in città e in provincia, ha deciso di tenere aperta l’attività, attenendosi ai criteri del decreto ministeriale emanato il 4 marzo per garantire le condizioni di sicurezza di clienti e operatori. Ma la sua idea va anche oltre.

«Pensando che non sia un problema solo nostro, ma riguardi tutte le attività che contribuiscono al benessere individuale e collettivo, come cinema, bar, ristoranti e strutture ricreative – dice Rasà – lancio un appello per costruire una rete di operatori del settore. Abbiamo bisogno di fare massa critica e alzare una voce comune per avere risposte concrete, in momenti di difficoltà come questi. Ci siamo trovati a dover prendere una decisione senza essere assistiti e tutelati, poiché la nostra attività non rientra tra quelle esplicitamente indicate nel decreto, come le scuole e le università. Teniamo conto che ci sono anche posti di lavoro da salvaguardare».

E non basta prendere provvedimenti per non chiudere, perché la paura del coronavirus, infatti, tiene lontane molte persone dai luoghi di ritrovo, riducendo drasticamente il lavoro dei gestori.

Ieri, solo per fare un esempio, nella fascia oraria in cui nella sala pesi della Blu Box si allenano, di solito, almeno quaranta persone, ce n’erano solo quattro. Per una struttura che fa per lo più abbonamenti mensili, il rischio che non vengano rinnovati in attesa che l’emergenza da coronavirus finisca è serio, con tutte le conseguenze sulla tenuta dell’attività.

Nella palestra di Rasà, la più grande di Grosseto, 1.800 metri quadrati, distribuiti su due piani, quattro sale, cui si aggiunge la piscina per gli allenamenti in acqua e al baby parking, lavorano quindici persone, oltre al titolare.

«Da parte nostra – aggiunge Rasà – abbiamo rivisto l’organizzazione dei corsi e delle presenze dei clienti. Nelle sale fitness e corpo libero ho disegnato sul pavimento una serie di quadrati di due metri per due, all’interno dei quali posizionare lo step o altre attrezzature, riducendo ovviamente il numero delle persone per corso almeno della metà, mentre le bici della sala spinning passano da ventiquattro a cinque. Per garantire a tutti la possibilità di seguire i corsi, li faremo più brevi e aumenteremo il numero rispetto al programma usuale, ma c’è il rischio che non serva perché le presenze sono già diminuite drasticamente».

Anche nel caso del baby parking, che la palestra mette a disposizione dei bambini di chi si allena o per feste private, il numero dei piccoli ospiti, da un massimo di venticinque previsti nei 250 metri di spazio a disposizione, passa a dieci.

«Considerato che le nostre strutture sono ritenute importanti per la salute e il benessere – conclude Rasà – allora chiediamo che vengano assimilate alle altre attività pubbliche, in modo da essere tutelati e da poter svolgere il nostro lavoro nella sicurezza dei nostri clienti e degli operatori». —

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