Il Tirreno

Grosseto

Lorenza Pieri scrive un’altra lettera d’amore alla sua Maremma

LINA SENSERINI
Lorenza Pieri scrive un’altra lettera d’amore alla sua Maremma

Un po’ gigliese, un po’ capalbiese, ne “Il giardino dei sogni” si intrecciano le storie di un buttero e di un politico negli anni ’80 

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LINA SENSERINI

Maremmana di origine, un po’ gigliese, un po’ capalbiese, la scrittrice Lorenza Pieri, con il suo secondo romanzo, “Il giardino dei mostri” è in lizza per il premio Strega. Oggi vive negli Stati Uniti, dove lavora anche come giornalista e drammaturga.

Nata a Lugo di Romagna perché la madre – romagnola ma che all’epoca viveva al Giglio – decise di tornare a casa per partorire, è cresciuta tra l’isola e Capalbio, dove tutt’ora vivono i genitori. Quanto c’è di lei e della Maremma, nel romanzo “il giardino dei mostri”?

«La provincia di Grosseto è una terra che considero mia, anche se non ci vivo più da tanto tempo. Ho scelto di ambientare i miei libri in posti in cui ho vissuto e che conosco molto bene, per dare ancora più forza al racconto. Con “Il giardino dei mostri” parlo di un luogo nella stessa epoca in cui ci ho vissuto io stessa, più o meno all’età di Annamaria, una delle protagoniste. La sua storia non coincide con la mia, così come quelle degli altri personaggi sono frutto di invenzione, pur pescando da contesti realistici. Amo mescolare la realtà e la finzione per dare un senso alla mia storia all’interno della Storia con la “S” maiuscola. Alcuni dei personaggi sono realmente esistiti, come Niki de Saint Phalle, che ha realizzato il giardino dei Tarocchi, al centro della vicenda. Purtroppo non ho avuto la fortuna di conoscerla, pur vivendo a pochi chilometri da noi. In certo senso il romanzo nasce anche per compensare questo “disincontro”. Credo, quindi, che parte della risposta alla sua domanda sia quanto scrive Martina Testa nella lettera di candidatura del libro al premio Strega: “Lorenza Pieri nasconde con eleganza il suo io dietro la fiction, ma le sue pagine sono piene della verità e del calore di chi certe esperienze e certi luoghi li ha vissuti”».

Di cosa parla “Il giardino dei mostri?

«Racconta l’intreccio dei destini di due famiglie, nel sud della Maremma, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90. I Biagini, allevatori di cavalli, e i Sanfilippi, altoborghesi romani. Mentre tutto intorno a loro cambia come cambia il Paese, l’amicizia tra Sauro, un buttero di grandi ambizioni, e Filippo, prototipo del politico anni ’80, anche soci in affari, porterà i membri delle rispettive famiglie a legarsi o scontrarsi. In mezzo a loro, la quindicenne Annamaria, fragile e complessata, che cerca rifugio nel Giardino dei Tarocchi, cui intanto la sua creatrice, Niki de Saint Phalle, sta dando forma. Un luogo magico a cui la ragazza si avvicina piano piano, apprendendo dai racconti e dai ricordi dell’artista, molte lezioni di vita che nessuno in famiglia aveva saputo o voluto darle».

“Isole minori”, invece, è ambientato al Giglio.

«Ho voluto raccontare quello che è successo sull’isola nel 1976, quando i due principali imputati per la strage di piazza Fontana, Franco Freda e Giovanni Ventura, furono mandati là al confino, scatenando le proteste della popolazione. Vicende dimenticate che, invece, hanno rappresentato per me uno spunto narrativo molto importante. Come è avvenuto anni dopo con il naufragio della Concordia, anche allora la “Storia” è passata da questa piccola isola. Il romanzo si colloca tra questi due eventi, attorno ai quali ho costruito la trama».

Che effetto fa aver raggiunto già al secondo libro la candidatura per il premio Strega?

«Siamo solo alla prima selezione. Sarà una gara durissima perché ci sono molti romanzi importanti quest’anno, ma esserci è comunque una grande soddisfazione». Progetti editoriali futuri? Ci sarà ancora la Maremma?

«Sto scrivendo un racconto ambientato a Stromboli e ho in testa un terzo romanzo, che però non sarà ambientato in Maremma: l’ho celebrata abbastanza». —

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