Lutto
Protezione civile, manca un esperto alla municipale per redigere il piano
Il comandante Paolo Negrini lancia il grido d’allarme A novembre, l’ordine di evacuazione mostrò criticità
«Noi non siamo tecnici, non siamo ingegneri. Serviranno professionalità, un disaster manager, per redigere un piano di protezione civile che la polizia municipale possa attuare».
È un grido di aiuto – come lo ha definito il capogruppo di Italia Viva, Rinaldo Carlicchi – quello lanciato, ieri mattina, in IV commissione consiliare, dal comandante della polizia municipale di Grosseto, Paolo Negrini. Viene fuori per la prima volta, questa verità: la polizia municipale, con il proprio organico attuale, non ha figure professionali in grado di redigere un piano di protezione civile adeguato.
La IV commissione è stata convocata per pianificare i lavori per la revisione del piano di protezione civile che a novembre, quando le acque dell’Ombrone tornarono a far paura, mostrò di avere più di qualche criticità, spingendo il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna a ordinare l’evacuazione di circa 2mila persone che risiedono nella fascia rossa, quella più vicina all’argine, nonostante il parere contrario e le rassicurazioni del dirigente del Genio civile Renzo Ricciardi. Alla commissione hanno partecipato non solo i consiglieri comunali che ne fanno parte, ma anche i tecnici e lo stesso Ricciardi, come aveva auspicato Carlicchi, quando a fine novembre aveva presentato e fatto approvare la proposta di costituire una commissione speciale per rivedere e modificare il piano.
Alla fine della seduta il sindaco ha annunciato la costituzione di una “cabina di regia” che metta insieme tutti i settori dell’amministrazione da coinvolgere. Con il nuovo segretario generale, Luca Canessa, il sindaco verificherà se, all’interno dell’amministrazione, si possa reperire una figura, un ingegnere, che possa ricoprire il ruolo di disaster manager, diversamente non è escluso un incarico esterno. Il problema è stato posto ed è un problema serio: c’è una parte del piano, infatti, che riguarda l’apertura delle varie fasi di piena che prevedono, ciascuna, azioni specifiche legate al rischio di quel momento. Per questa parte, la questione attiene ai vari livelli idrometrici ciascuno dei quali fa scattare una fase. A novembre 2019 il raggiungimento dei 6,5 metri all’idrometro del Berrettino spinse il sindaco a ordinare l’evacuazione, come previsto dal piano vigente. Ma il piano – lo hanno chiarito sia il sindaco che l’ingegner Ricciardi – non tiene conto dei lavori fatti per rafforzare l’argine e, dunque, del fatto che anche il raggiungimento dei 7,5 metri, come avvenuto già nel 2012, non costituisce un rischio di tracimazione del fiume. È probabile che si arrivi a stabilire una soglia più alta per far scattare un’eventuale evacuazione. L’altro aspetto, però, riguarda il come fare l’evacuazione: come organizzare la viabilità per avere vie di fuga libere, a quanta distanza dall’argine prevedere l’evacuazione stessa, quanti abitino ai piani bassi e quanti di questi siano disabili o anziani che non possono muoversi autonomamente. L’ordine di evacuazione, a novembre, non fu rispettato né la polizia municipale, da sola, con circa 25 uomini al lavoro, sarebbe stata in grado di farlo rispettare.
È del tutto evidente – come è stato sottolineato dallo stesso Ricciardi in commissione – che ci sarà bisogno del coinvolgimento di tutti i settori del Comune, dai lavori pubblici all’urbanistica, all’anagrafe, per fornire tutte le informazioni necessarie alla costruzione del piano di evacuazione, in modo che si sappia con precisione cosa si deve fare e chi debba farlo. Di qui la decisione di costituire una cabina di regia che affianchi il lavoro, già avviato, dal tavolo dei tecnici. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
