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Talamone è deserta «Ma noi resistiamo»

Ivana Agostini
Talamone è deserta «Ma noi resistiamo»

Viaggio del Tirreno nel borgo garibaldino avvolto nel silenzio Per i negozianti “resilienti” la rinascita può arrivare dal porto

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Le vie di Talamone sono avvolte nel silenzio. È ancora lontano il vociare dei turisti che fra alcuni mesi – si spera – arriveranno per le vacanze. In inverno il paese conta circa 100, 120 abitanti. Lungo le vie del borgo alcune serrande sono serrate: sono quelle dei negozi che con la fine dell’estate chiudono per poi riaprire con l’inizio della stagione turistica. Ma a Talamone c’è anche chi è aperto sempre, estate e inverno.

Il negozio di Alessandro Bianchi è a poca distanza dalla salita che porta alla Fortezza di Talamone. Alessandro è al bancone ad affettare del prosciutto. Lui ha l’unico negozio di alimentari del paese. «Qui prima c’era la Coop – spiega – adesso dal 1997 ci sono io». Avere un’attività al dettaglio a Talamone non è semplice. «Una volta si diceva: “Qui si vende il sole” perché il nostro lavoro è molto legato al meteo. Lo scorso anno abbiamo lavorato un po’di più perché c’erano il dragaggio del porto. A giugno, in genere, le opportunità aumentano ma i tempi sono cambiati. In inverno in paese ci sono poche persone, meno rispetto a prima quando si lavorava bene tutto l’anno. La popolazione diminuisce, i giovani lavorano fuori. A febbraio ho fatto 30 panini».

Alessandro però resiste ed è pronto a affrontare una nuova stagione. Non ha una soluzione per cercare di cambiare le cose ma una proposta si sente di farla: «Bisognerebbe allungare la stagione turistica. Forse – conclude – potrebbe essere un primo passo».

Lungo la via troviamo anche il bar centrale. Ha riaperto da poco: a Talamone in alcuni giorni è difficile anche prendere un caffè. A poca distanza dal bar, c’è il forno di Giuliano Scarcella. La sua focaccia è rinomat e. il suo è l’unico forno del paese. «Forse – esordisce – se in inverno rimanessi chiuso guadagnerei di più. Però siamo qua perché vogliamo offrire un servizio ai talamonesi che rimangono».

Il forno è gestito dalla famiglia di Giuliano dal 1962. Di situazioni ne ha viste cambiare tante. «Tutto è mutato da quando anche in inverno in paese risiedevano in tanti. Non so cosa si potrebbe fare per ridare slancio al borgo, forse – dice Scarcella – se il porto fosse più grande, se lavorasse come un porto vero, se offrisse lavoro e potesse accogliere barche anche di grandi dimensioni, magari le cose sarebbero diverse».

Per lui, quindi, se il lavoro del porto di Talamone aumentasse, le cose potrebbero cambiare anche per il paese. Chissà magari si potrebbe parlare anche di rinascita. «Talamone non è un posto di passaggio – spiega – qui ci si deve venire appositamente. Noi in inverno viviamo con i turisti che arrivano il sabato e la domenica. Lo scorso fine settimana, forse complice anche il beltempo, a Talamone c’erano tanti visitatori, come non se ne vedevano da tempo». A parte i fine settimana però, Talamone vive sopratutto in estate. I parcheggi si riempiono, i ristoranti anche. Bisogna però attendere ancora. Nel frattempo, Alessandro e Giuliano sono nei loro negozi a offrire ai talamonesi, seppur pochi, un servizio e un sorriso. –

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