Il Tirreno

Grosseto

Dopo la bufera, per attrarre i vacanzieri serviranno oculate politiche sui prezzi

MASSIMILIANO FRASCINO
Dopo la bufera, per attrarre i vacanzieri serviranno oculate politiche sui prezzi

La tegola dell’epidemia si sta abbattendo su un’economia provinciale già in grave difficoltà, non basteranno gli sgravi di vario genere 

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L’analisi

MASSIMILIANO

FRASCINO

Ex malo bonum, sosteneva Sant’Agostino ragionando sul «dono delle privazioni» rispetto a rilevanti questioni di fede.

Detto in altri termini. Oramai la tegola del coronavirus è caduta sul sistema della ricettività turistica maremmana. Tanto vale cogliere l’occasione della disgrazia per fare i conti con i deficit storici del nostro turismo, evidenziati dal decennio 2007-2017. Durante il quale secondo l’Irpet «in provincia di Grosseto le presenze turistiche sono cresciute solamente dello 0,9% rispetto, ad esempio, al +12,7% della costa livornese». Con gli ultimi due anni che non hanno fatto il miracolo. E un 2020 che minaccia sfaceli.

Va benissimo allora chiedere misure d’emergenza per contrastare nel breve periodo l’effetto depressivo dell’epidemia di Covid-19 sulla domanda turistica. Che si tratti della sospensione del pagamento di contributi previdenziali, tasse, mutui o di altro. Ma sarebbe importante ragionare anche su come attirare quest’anno i turisti, e in prospettiva su come rendere più competitivo un comparto – i servizi turistici – che nel nostro territorio incide sul Pil più della media nazionale. Calcolata dagli esperti nel 10-11%, comprensiva del Pil diretto e indiretto.

Senza voler insegnare niente a nessuno, è chiaro che nei prossimi mesi, una volta passata la buriana dell’isteria da coronavirus, per attrarre vacanzieri saranno determinanti le politiche di prezzo. Anche perché – si accettano scommesse – i consumatori hanno assimilato benissimo le leggi della domanda e dell’offerta. Ed è altamente probabile che gli stessi che hanno disdetto le prenotazioni pasquali/estive ad un prezzo, fra poco prenoteranno di nuovo aspettandosi sconti cospicui.

La provincia di Grosseto però, in questa situazione d’emergenza può godere di un relativo vantaggio competitivo. Per così dire. Avendo un’incidenza bassa di turisti stranieri, meno del 25%, sul totale delle presenze turistiche. Presumibilmente i più restii ad arrivare in Italia a primavera e in estate saranno proprio gli stranieri. Mentre molti Italiani rinunceranno ad andare all’estero. Specie in Paesi sprovvisti di un efficiente sistema sanitario nazionale.

Maremma e Amiata saranno lì a portata di mano. E se avremo fortuna, chissà, potrebbe funzionare una breve ma efficace campagna di comunicazione all’insegna del “territorio Covid-19 free”. Fermo restando che la battaglia vera sarà vinta sul fronte dei prezzi e degli sconti. Che sarebbe bene fossero concordati su base territoriale per non alimentare una guerra fra poveri.

Battaglia che va vinta. Perché ogni turista che rinuncerà a venire, sarà potenzialmente un turista perso per qualche anno. Com’è successo a molti Stati del nord Africa a seguito delle ondate degli attentati terroristici del 2016-17. Di cui l’Italia ha “beneficiato” in termini turistici.

Quello dei prezzi, d’altra parte, non è un tema legato solo all’emergenza coronavirus. Ma attiene in modo strutturale al rapporto tra qualità dei servizi offerti e costi sostenuti dai turisti. Superfluo richiamare il miracolo della costa romagnola, dove prezzi bassi coincidono con iper soddisfazione della clientela. In proposito non basta dire che la Maremma non vuol “riminizzarsi”, perché il problema è reale. E trasversalmente rilevato dai turisti.

Infine, ma tutt’altro che ultimo per importanza, questa crisi da epidemia dovrebbe far riflettere tutti quanti su un altro deficit strutturale del turismo maremmano. Quello della estrema frammentazione dell’offerta di posti letto in tante piccole strutture ricettive. Coriaceo ostacolo all’industrializzazione del comparto turistico, che di fatto non ha reso questo territorio un terminale affidabile per i grandi tour operators nazionali e internazionali. Compromettendone la produttività, nonostante i circa 12mila addetti nei servizi turistici. —



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