Sicurezza
Amiatini più che dimezzati nell’arco di settant’anni
Viaggio del Tirreno negli uffici anagrafe dei sette comuni della Montagna Nel 1951 i residenti erano quasi 35mila, oggi sono poco più di 16mila
Al 1° gennaio in tutti e sette i comuni amiatini risultano residenti 16.003 cittadini. Sono pochi? Sono tanti? Certo è che nel 2018 ce ne erano sessanta in più: e tra il 2018 e l’anno precedente se ne erano già persi 65. Ora le presenze straniere sono 2.644, 150 in più rispetto al 2018 ma non bastano a far raggiungere il pareggio. Sono 88 i nati contro i 98 del 2018. Se ne sono andati in 262, per cui il saldo naturale (nati/deceduti) è di 174.
È un quadro poco entusiasmante, che racconta di una Montagna in declino, anche se si evita il tracollo della popolazione grazie alla presenza di cittadini stranieri, fra comunitari e non comunitari che toccano quasi le 3mila unità.
Balza agli occhi che il profilo dei comuni non è omogeneo. Fanno da traino i comuni più popolosi Arcidosso, Castel del Piano e Santa Fiora: cresce di poco (più quattro) Arcidosso, perde cinque presenze Castel del Piano, pareggia Santa Fiora, con 2.560 residenti sia nel 2018 che nel 2019.
Fra gli altri comuni spicca Seggiano, l’unico ad avere con un aumento dei residenti (più nove), un saldo naturale positivo, più sei: è una situazione che non si era mai verificata dal Secondo Dopoguerra. In aumento, anche se di una sola unità, c’è anche Castell’Azzara, dove sono però le presenze di stranieri (da 40 che erano diventano 130) a compensare le perdite. Semproniano, invece, fa registrare un decremento di 56 cittadini e prosegue il lento dissanguamento della popolazione con soli 4 nati.
Roccalbegna, che fra i sette comuni dell’Amiata grossetana è il meno popoloso, scende a 954 residenti, perdendo 13 unità, con sole quattro nascite; i suoi 106 stranieri quasi tutti europei, attirati in loco dalla straordinaria bellezza dell’ambiente, potrebbero costituire il nocciolo duro di un futuro sviluppo e crescita del paese.
La maggiore presenza di cittadini stranieri si registra a Castel del Piano con 957 presenze aumentate rispetto alle 925 del saldo dell’anno precedente. Si tratta di stranieri sia comunitari che non e che scelgono di risiedere qui perché trovano maggiori opportunità di lavoro. Ci sono gruppi ormai consolidati come turchi, albanesi, rumeni, oltre a marocchini e tunisini. Ogni paese ha infatti i suoi gruppi etnici ormai collaudati, come Santa Fiora in cui prevalgono rumeni, polacchi e macedoni legati a lavori tipici del territorio come il taglio del bosco. Ad Arcidosso sono 807 i cittadini stranieri (768 erano l’anno precedente), appartenenti a 39 diverse etnie, soprattutto dell’Est Europa e dell’Africa.
Sta dunque cambiando il volto dell’Amiata e cambiano in meno i numeri dei residenti. È un trend ormai decennale. È possibile suddividere l’andamento storico della popolazione nell’Amiata Grossetana in due grandi fasi; la prima, dal 1861 al 1911, di forte espansione con il numero dei residenti che passa da 25mila a quasi 37mila, e la seconda di contrazione che dal 1930 arriva ai giorni nostri, con una perdita secca di 20mila abitanti. È un inesorabile spopolamento che si è aggravato nel ventennio tra il 1951 e il 1971 quando l’Amiata perse oltre un quarto degli abitanti passando da 34.800 residenti a 25.700. Poi la chiusura delle miniere e l’incapacità di fronteggiare la grave crisi economica conseguente ha fatto il resto. E per adesso manca la bacchetta magica di una progettualità forte e incisiva per destare dal sonno la “montagna incantata”. —
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