Gioco
Rimase aperto persino durante la guerra Ora il Supercinema è costretto a fermarsi
Effetti collaterali sull’economia e la socialità A Orbetello la storica sala alza bandiera bianca
la storia
LINA SENSERINI
Dove non poterono le bombe, poté il coronavirus. Così la prima vittima grossetana del Covid-19 è lo storico Supercinema di Orbetello, che era rimasto sempre aperto, anche durante la Seconda guerra mondiale.
Da ieri, invece, il titolare, Ercole Maio, è stato costretto a sospendere la programmazione perché le case cinematografiche, a loro volta, hanno rimandato l’uscita dei nuovi film.
Se non ci sono belle pellicole da far vedere, se l’alternativa è offrire al pubblico roba rifritta meglio chiudere. Almeno per tre settimane. Poi si vedrà.
«A causa della cancellazione da parte delle società di distribuzione delle uscite dei nuovi film previsti, siamo costretti a sospendere la programmazione in attesa che la situazione si normalizzi. Arrivederci (speriamo) a presto», si legge sul sito del multisala.
E in quello «speriamo» c’è tutta la preoccupazione per una situazione che assume ogni giorno contorni sempre più sconcertanti, con sviluppi difficili da prevedere anche per chi è lontano dalle aree maggiormente colpite. La situazione da “normalizzare” è quella legata alla diffusione dell’influenza da coronavirus, in particolare nelle regioni del Nord, che ha comportato lo stop di ogni evento pubblico in ogni spazio di aggregazione, in Veneto, Lombardia, Piemonte. Emilia Romagna. I cinema sono appunto uno di questi spazi.
Se il Nord “chiude”, almeno il 50 per cento del pubblico italiano non va al cinema, quindi non ha senso mandare in sala la prima di film, peraltro di sicuro successo, come “Si vive una volta sola” di Carlo Verdone, programmato per ieri, o quello sulla vita del pittore Antonio Ligabue, “Volevo nascondermi”, in uscita oggi.
«Il nostro cinema va bene – spiega Ercole Maio – abbiamo sempre pubblico e non avremo avuto problemi, almeno per ora, a restare aperti. Ma se non arrivano i nuovi film che cosa proiettiamo? Riteniamo infatti che non avrebbe senso rimanere aperti programmando pellicole già uscite o di qualità scadente proprio nel momento in cui anche i risultati economici di nuovi film sarebbero già pesantemente penalizzati. Stiamo aperti 365 giorni all’anno, si tratta di mandare in ferie il personale prima (quattro dipendenti) del solito, fermarsi e riprendere il lavoro appena tutto sarà tornato alla normalità. Non sappiamo quando, perché le case di distribuzione stanno rimandando anche le uscite di marzo – aggiunge con preoccupazione – e non è detto che anche in Toscana non arrivi l’ordine di fermare gli spettacoli».
Aperto ai primi del Novecento dal nonno del signor Maio, che oggi ha 84 anni, il Supercinema è passato da poco più che un baracchino di legno, dove si proiettavano i primi film del muto, alla moderna multisala di oggi, sopravvivendo a un incendio, ai bombardamenti, al cinema on-demand. C’è di che riflettere. —
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