Il Tirreno

Grosseto

Capuano e le auto intestate al cancelliere

Alfredo Faetti

Cesare Ferreri, accusato di corruzione, era stato trasferito all’archivio perché amico del commercialista indagato

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Il trasferimento dall’ufficio indagini preliminari a quello archiviazioni del Gip (giudice delle indagini preliminari) arrivò nel 2008 per quelle che sono state definite in aula «esigenze cautelari», in quanto il cancelliere Cesare Ferreri aveva un rapporto di amicizia con l’allora indagato Evans Capuano. Ma la Procura di Grosseto e quella distrettuale antimafia di Firenze hanno provato a scavare più a fondo nel corso dell’ultima udienza del processo sul presunto sistema di estorsione con metodo mafioso, ascoltando anche l’ex titolare di una società di rivendite d’auto, che ha spiegato come alcune macchine sarebbero state sì intestate a Ferreri, ma pagate da Capuano.

«Non ho mai ricevuto contanti, assegni o bonifici da parte di Ferreri», ha testimoniato in aula Marcello Giomi, a capo di quella società, rispondendo al pubblico ministero della Dda Giuseppina Mione. Eppure, dal 2009 sarebbero state due le auto vendute e intestate alla famiglia Ferreri: una a Cesare, allora funzionario del tribunale di Grosseto, e l’altra alla figlia, dipendente nello studio commercialista Capuano, dove lo stesso Giomi teneva la contabilità. «I pagamenti venivano fatti da Capuano attraverso contanti, assegni, compensazioni e passaggio di titoli – ha detto l’imprenditore – ossia di cambiali di clienti di Capuano».

Un sistema che, stando a quanto ricostruito in aula, il commercialista avrebbe proposto come trattativa per l’acquisto di una ventina di auto, di grossa cilindrata e d’epoca, intestate poi a varie società o a persone fisiche, come il suo autista Karen Surukhanyan, la moglie o appunto Ferreri. «Capuano era un grande appassionato di auto», ha detto Giomi.

«Possiamo quindi dire – ha domandato il difensore dell’ex cancelliere, Alessandro Oneto – che Capuano trattava l’acquisto di auto per le persone comprese nel suo giro più ristretto?». «Sì», ha risposto l’imprenditore.

Il reato contestato all’ex cancelliere del tribunale è quello di corruzione: secondo la Procura Ferreri avrebbe passato a Capuano notizie sui procedimenti a suo carico. «Ferreri venne trasferito dall’ufficio indagini preliminari del Gip a quello archiviazioni nel 2008 – ha spiegato Gabriella Germanò, dirigente amministrativo del tribunale che firmò il trasferimento – Era amico di Capuano e io sapevo, attraverso la posta che mi arrivava dalla Procura, che su quest’ultimo era aperta un’indagine». E se questa è stata la versione offerta a suo tempo agli inquirenti, Germanò in aula ha allargato la prospettiva, spiegando che la decisione fu presa anche in quanto Ferreri era cugino di uno degli impuntati (poi assolto) in uno altro grande processo del grossetano: quello sui presunti appalti pilotati a Campagnatico.

Da questi due elementi, il trasferimento all’archivio, una parte «più periferica dell’ufficio», come l’ha definita la dirigente, dove non aveva più accesso alla documentazione cartacea. «Ma Ferreri dalla nuova posizione – ha chiesto a Germanò la presidente del collegio Laura De Girolamo – poteva comunque accedere alle pratiche caricate sul sistema informatico?». La risposta è stata sì. —



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