Sicurezza
Abusò di un’atleta durante uno stage Condannato a 5 anni
I fatti risalgono all’estate del 2011: la ragazza aveva 15 anni Imputato anche il fratello per atti osceni, è stato assolto
Erano in aula, entrambi. Ad aspettare che i giudici del collegio composto da Giovanni Puliatti (presidente), Gian Marco De Vincenzi e Andrea Stramenga, leggessero il verdetto, dopo un’ora di camera di consiglio. Il quarantenne finito a processo per violenza sessuale su una ragazzina di quindici anni, difeso dagli avvocati Patrizia Fabiani e Carlo Valle, è stato condannato a 5 anni di reclusione, con l’interdizione da ogni ufficio che riguarda la tutela e la curatela e al risarcimento delle parti civili definito in 10mila euro per la ragazza e 5 mila euro per i genitori che si erano costituiti, assistiti dall’avvocato Alberto Bancalà. Di lui non scriveremo le generalità, per evitare che venga riconosciuta la vittima di questa brutta storia, assistita dall’avvocato Isabella Bartoli.
Il fratello, 38 anni, difeso dall’avvocato Valle, è stato assolto perché, dopo la riforma del codice penale, gli atti osceni sono stati depenalizzati. Costituiscono reato solo se commessi all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se da ciò deriva il pericolo che essi vi assistano. Per questo, il sostituto procuratore Arianna Ciavattini aveva chiesto l’assoluzione: il trentottenne, all’epoca dei fatti, aveva aperto il suo accappatoio, appena uscito dalla doccia del circolo canottieri di Orbetello e aveva mostrato i genitali alla ragazzina, dicendole: «Vorresti, vero?».
A far scattare le indagini era stato un sanitario, che aveva avuto modo di vedere la ragazzina e che aveva fatto una segnalazione alla Procura, che aveva aperto un fascicolo. Poi erano stati i carabinieri ad indagare su quanto era successo nell’estate del 2011 a Orbetello, dove era in programma lo stage.
L’episodio sarebbe avvenuto al termine di una giornata di allenamenti-gare (il camp era articolato in più giorni). Nel ritornare in camera, la ragazzina sarebbe stata prima baciata, denudata e costretta a un rapporto sessuale completo da parte dell’uomo, allora dirigente di una società sportiva di San Miniato, in provincia di Pisa. Un abuso ancora più grave, proprio perché commesso dall’allenatore della giovane atleta, al quale la minorenne era stata affidata.
La querela era stata presentata un anno dopo, quando un sanitario si era accorto che c’era qualcosa che non andava e da lì erano scattate le indagini. Il quarantenne ha sempre negato di aver commesso quel reato tanto odioso. All’udienza del 22 gennaio, il pm aveva chiesto una pena di 8 anni per l’uomo.
Ieri, l’avvocato Fabiani ha parlato in aula per oltre un’ora e mezzo, sottolineando quelle che, a parere della difesa, sono state tutte le lacune nella ricostruzione dei fatti.
«Ora dobbiamo aspettare le motivazioni - dice - che saranno depositate tra sessanta giorni, dopodiché presenteremo appello. Noi lo riteniamo non responsabile dei fatti che gli sono stati contestati». Le accuse, che si basano soprattutto sul racconto della ragazza che all’epoca dei fatti aveva 15 anni, per i difensori del quarantenne conterrebbe alcuni «elementi di crisi».
All’uomo, inoltre, non sono state applicate le attenuanti generiche.
Finisce così un processo andato avanti per anni: i due fratelli, indagati nel 2012, erano stati rinviati a giudizio nel novembre del 2014. La prima udienza davanti al collegio era stata fissata nel giugno dell’anno dopo. —
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