Toscana
Insegnare educazione civica ai poliziotti
Siamo soddisfatti della decisione della Cassazione di non autorizzare l’arresto di Carole Rackete, riconoscendo che la comandante della Sea Watch 3, «agì correttamente» il 29 giugno, portando in salvo decine di vite umane. È un atto che ripristina il diritto e rende evidente la necessità di abrogare i cosiddetti “decreti sicurezza” perseguiti sulla pelle degli ultimi e dei più bisognosi. Tuttavia non manca chi continua a battere sulla grancassa del razzismo. Che a farlo sia una persona che veste la divisa della polizia di Stato è motivo di forte turbamento in tutti i cittadini liberi che si riconoscano nei valori democratici e antifascisti sanciti dalla Costituzione e dalle leggi vigenti.
Se tra questi c’è la libertà di pensiero, che abbiamo sempre difeso e difenderemo con le unghie e con i denti, ciò che la signora Bocci esprime, anche dopo le sue mezze scuse, è tutt’altra cosa: è una visione gretta e discriminatoria dei rapporti umani, carica di pulsioni violente e incompatibile con la Repubblica nata dalla Resistenza e con i comportamenti ai quali sono tenuti i pubblici ufficiali, che nel caso arriva persino ad insultare altre istituzioni, degne del massimo rispetto. Se essi assumono pubblicamente posizioni di parte, le istituzioni cui appartengono rischiano di essere viste come cose di parte. Se usano un linguaggio volgare, quelle stesse istituzioni verranno sporcate da quella volgarità. Stare in polizia non è obbligatorio: se qualcuno vuole manifestare liberamente la propria visione del mondo, opposta alle idealità sulle quali si fonda lo Stato democratico, e, facendolo, dà sfogo a tutta la sua maleducazione, è meglio che si dedichi ad un altro mestiere.
Attendiamo di conoscere i provvedimenti adeguati alla gravità dell’atto, che siamo certi non mancheranno di essere assunti dalla Questura sulla base delle norme che regolano la vita civile e quella delle forze dell’ordine. Ma il problema non è soltanto disciplinare. Riguarda la formazione del personale, poiché in ciò che è accaduto si legge anche la mancanza di una educazione civica e l’ignoranza della storia e dell’umanesimo, oltre che della genesi e del contenuto sia della Costituzione italiana, sulla quale essi giurano, sia della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. L’Anpi chiede che si inseriscano queste materie nei programmi di studio che seguono gli operatori della pubblica amministrazione.—
Anpi Grosseto
comitato Norma Parenti
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