Il Tirreno

Grosseto

davanti all’ospedale nel 2018 

Vede che rubano una bicicletta e li fa fermare dalla polizia

Pierluigi Sposato
Vede che rubano una bicicletta e li fa fermare dalla polizia

Sono stati riconosciuti colpevoli, il giudice ha raddoppiato le richieste del pm «Mia moglie mi aveva detto di lasciar perdere ma io li ho seguiti in auto»

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«Mia moglie mi aveva detto di lasciar perdere. Ma io non volevo, stavo assistendo a un furto. E così mi sono messo a seguirli in auto mentre chiamavo la polizia». Grazie al senso civico di un grossetano non ancora cinquantenne, chiamato ieri a testimoniare, gli autori del furto di una bicicletta da donna erano stati rintracciati e denunciati. E adesso condannati, anche con una pena piuttosto pesante: 3 anni e 15 giorni uno, 3 anni l’altro, con pene pecuniarie di 350 e 300 euro, ha stabilito il giudice Marco Bilisari. L’accusa, rappresentata della viceprocuratrice onoraria Pamela Di Guglielmo, aveva chiesto 1 anno e 6 mesi. Erano sotto accusa Khalid Oufettoul, 34 anni, e Hicham Karimi, 52 anni, entrambi originari del Marocco.

I fatti risalivano al 15 aprile 2018. Intorno alle 20 la sala operativa della polizia di stato aveva ricevuto la telefonata di un uomo: questi aveva spiegato che, in auto, stava seguendo due persone da lui viste poco prima rompere il lucchetto di una bicicletta e portarla via, all’esterno dell’ospedale Misercordia, dietro la pensilina della fermata degli autobus. «Mi ero avvicinato a loro due chiedendo cosa stessero facendo. Mi avevano risposto che la bicicletta era la loro e che la stavano aprendo. Poi avevo sentito un rumore e avevo visto che avevano rotto il lucchetto. Anzi, uno l’aveva rotto, l’altro faceva come da palo. Poi si erano allontanati», ha raccontato il testimone. L’uomo era salito in auto con la moglie e aveva seguito i due, lungo via Senese, fino all’incrocio con via Lago di Varano. Poi li aveva persi di vista, perché avevano imboccato la strada contromano. «Ma nel frattempo ero in contatto telefonico con la centrale della polizia. Avevo dato una descrizione». La Volante aveva intercettato i due all’incrocio tra le vie Lago di Varano e Adda: corrispondevano alla descrizione fornita, uno portava la bici a mano, l’altro era seduto sul portapacchi, ha riferito in aula l’assistente della polizia di stato che quella sera era di pattuglia. Oufettoul e Karimi erano stati denunciati perché ritenuti autori del furto, da loro stessi ammesso al momento del controllo (ma la dichiarazione riferita dall’agente non è stata ammessa nel procedimento). Il lucchetto rotto era stato consegnato dal testimone agli agenti.

L’accusa, che ha lodato il comportamento del cittadino, aveva ritenuto pienamente provata la responsabilità dei due stranieri, chiedendo di adeguare la pena all’entità dell’oggetto rubato ritenendo le attenuanti equivalenti alle aggravanti. Il difensore Elena Pellegrini ha invece invitato il giudice a fare valutazioni differenti, sollecitando l’assoluzione: «Può essere improbabile ma non impossibile che a rubare la bici siano state persone differenti, il testimone li aveva persi di vista e non era stato chiamato a fare il riconoscimento. L’identificazione è dubbia». —

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