Il Tirreno

Grosseto

castel del piano 

L’eredità di Anita Fornaciari Donati al Comune duemila libri

L’eredità di Anita Fornaciari Donati al Comune duemila libri

Appartenevano alla maestra e regista che ha abitato in paese fino alla sua morte Gli amici, che avevano ricevuto il mandato, si sono fatti carico della catalogazione  

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castel del piano. Il Comune è diventato il beneficiario della donazione di una biblioteca importante, di circa 2000 volumi, che gli è stata affidata da Anita Fornaciari che morì a Castel del Piano il 15 luglio 2018 e che espresse la volontà, appunto, che questo fondamentale pezzo della sua anima, i libri, fossero custoditi nella biblioteca del paese dove aveva vissuto, nella casa di piazza Rosa Guarnieri Carducci, per gli ultimi anni della sua vita.

Trait d’union fra il Comune e Anita sono stati gli amici che avevano avuto dalla proprietaria il mandato di questa donazione. Una biblioteca già catalogata e dunque immediatamente fruibile, che raccoglie le testimonianze librarie delle passioni e delle curiosità di questa straordinaria intellettuale del nostro tempo: dalla storia delle religioni, al monachesimo, alla psicologia, al teatro, alla letteratura, al cinema. Infatti Anita Fornaciari aveva attraversato un segmento di cultura teatrale italiana, come attrice e intellettuale di valore, un guru del mondo dello spettacolo e dell’intellighentia che partendo dalla Maremma intercettò, poi, i punti nevralgici della cultura di teatro italiana.

Era originaria di Roccastrada dove era nata nel 1925, e fu protagonista del teatro sperimentale grossetano fra gli anni’60 e’70, lavorando con Marcello Morante, Roberto Ferretti, Eugenio Romani e molti altri. Un emozionante percorso artistico e umano, il suo, che coniugava la passione per l’insegnamento nel ruolo di maestra di campagna, con quello di regista, attrice e instancabile ricercatrice e fu politicamente impegnata nella Commissione cultura del Pci. Nel 1970 l’opera teatrale “Il Gioco”, scritta da Morante, con la regia di Alberto Lecaldano, con scenografie e costumi di Roberto Ferretti e protagonisti la stessa Anita ed Eugenio Romani, vinse il prestigioso “Premio Teatro stabile dell’Aquila”, dal quale scaturì una tournée in decine di teatri italiani. Col suo talento che oltrepassava di gran lunga i confini maremmani, si piazzò a pari merito con Manuela Kustermann, con la sua opera “Il gioco” e questo le permise di entrare da protagonista nella “Cantine romane” e nella straordinaria fucina che fu a Roma il teatro della Piramide di Memè Perlini anima dello sperimentalismo teatrale italiano. E Anita Fornaciari fu nel cuore di quell’officina creativa. La mattina faceva la maestra e il pomeriggio partiva per Roma per il suo teatro.

Poi la pensione e l’avventura spirituale di grande caratura con anni di intenso studio presso l’Eremo di Camaldoli. Lì strinse fraterno legame con don Benedetto Calati e altri protagonisti del rinnovamento cattolico post-conciliare e Anita si immerse nel mondo della ricerca della spiritualità cristiana da cui era sempre stata incuriosita e affascinata. Dal 1998 al 2004 cominciò una collaborazione con Giorgio Zorcù che esordì col primo spettacolo amiatino “Rosso cinabro” e poi la quadrilogia su David Lazzaretti. Con un cenacolo di intellettuali e amici nella sua casa di Castel del Piano ha continuato, in maniera più ritirata, i suoi studi, fino al compimento della sua incisiva parabola di vita di cui la biblioteca è specchio e simbolo efficace. Pochi e scelti gli amici, fra cui Carlotta che si è presa l’impegno di concludere gli atti della preziosa donazione e Sem che ha curato la catalogazione dei 2000 e più volumi.

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