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Bufera sul post «Un linguaggio violento e volgare non fa bene»

Francesca Ferri ; Altro servizio a pag. 13
Bufera sul post «Un linguaggio violento e volgare non fa bene»

La presidente del Centro antiviolenza analizza le espressioni dell’agente contro Carola. L’avvocato Sensi: «Parole d’odio» 

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«Un linguaggio violento e volgare non fa bene a niente e a nessuno. E questo è un linguaggio, oltre che molto sessista, anche violento e volgare. Se si vuole esprimere un parere di natura politica, il linguaggio deve essere diverso».

La presidente dell’Associazione Olympia de Gouges - Centro antiviolenza di Grosseto Sabrina Gaglianone non è una frequentatrice assidua di Facebook. Ma, quando è troppo è troppo. E quando quel tipo di linguaggio viene usato da una persona che appartiene alle istituzioni, da un’agente della polizia di Stato, è necessario stabilire alcuni punti fermi.

Così accade dopo il post della poliziotta della Questura di Grosseto, Silvia Bocci, che giovedì ha pubblicato sul suo profilo Facebook un duro post contro Carola Rackete, comandante della Sea Watch 3, apostrofandola come «t***», «lurida zecca di sinistra», «terrorista», «povera stronza», per aver «speronato una motovedetta della Guardia di finanza» e dando delle «mummie» a chi la pensa diversamente. Il post è apparso dopo che la Corte di Cassazione ha confermato che, nel caso della Sea Watch 3, Rackete, che era al comando della nave, «agì correttamente».

«Noi dell’Associazione Olympia de Gouges - Centro antiviolenza più volte ci siamo dedicate al tema del linguaggio, che può veicolare comportamenti molto violenti – dice Gaglianone interpellata dal Tirreno –. Un pubblico ufficiale un linguaggio del genere non se lo può permettere».

Gaglianone si sofferma anche sul fatto che sia stata proprio una donna a pronunciare queste espressioni, su tutte «t***», rivolte a un’altra donna. «È la dimostrazione – spiega la presidente Gaglianone – di come in questa cultura fortemente maschilista ci stiano tutti. Bisognerebbe esprimersi in modo diverso, perché altrimenti quel che colpisce è lo “schiaffo” di certe espressioni, la sferzata che ti arriva a leggere cose del genere, mentre del contenuto non ti arriva nulla. Auspicheremmo che, a partire dalle parole, ci fosse una comunicazione molto rispettosa».

le scuse

L’agente Bocci si è poi scusata, sempre su Facebook: «Mi sa che ho esagerato e mi scuso pubblicamente. Ciò non toglie che continuo a pensare delle ong quello che penso».

E, a proposito dell’offesa sessista a Rackete, interpellata dal Tirreno Bocci ha riconosciuto: «Ho sbagliato, mi è proprio sfuggito e riconosco di aver usato un termine offensivo. Mi sono scusata, accetterò le conseguenze disciplinari che ne deriveranno». A sua volta l’agente lamenta di essere stata offesa con le stesse espressioni «in privato e pubblicamente».

«zecca di sinistra»

Ma le parole cariche di livore non si sono limitate alla comandante della nave. «Voialtri siete una pletora di mummie», ha scritto la poliziotta commentando la notizia della Cassazione. Parole che non sono sfuggite all’avvocato Christian Sensi, ex presidente dell’Arci provinciale, prolifico commentatore su Facebook. Che non ha tardato a rispondere all’agente. «Cara Silvia – scrive Sensi – non ti conosco ma so che lavori in polizia nella mia città. Volevo dirti che io sono tra le mummie di cui parli, sono dalla parte di Carola e di chi accoglie e salva i migranti e non mi sento un terrorista (...). Sono un coglione, come tu dici, però io non mi sognerei mai di definirti, anche se non la pensi come me, con le parole cariche di odio e disprezzo che tu usi per Carola. Rimango molto male delle tue parole, anche perché porti una divisa e rappresenti quello Staro dove io, che non la penso come te, ho diritto di parola e opinione».

il Silp Cgil

Sempre su Facebook è intervenuto con un messaggio Luca Filippi, segretario del Silp Cgil Livorno. «La cosa ha assunto dimensioni nazionali – scrive Filippi – Ciò che doveva essere fatto è stato fatto. Come poliziotto e come dirigente sindacale del Silp Cgil confido nel Dipartimento e nel ministro Lamorgese. Per ora devo fermarmi qui». —

Altro servizio a pag. 13

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