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monte argentario 

«Sui canoni non ci siamo opposti al Tar»

A.C.

Cala Galera: il Comune  non si costituisce nel ricorso sulle quote da pagare allo Stato La Marina spa verserà  120mila euro in meno all’anno

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MONTE ARGENTARIO. Nell’attesa che il Consiglio di Stato si esprima sulla querelle della rideterminazione della concessione - l’udienza è fissata per il 2 aprile prossimo - l’ente argentarino interviene sulla sentenza emessa dal Tar nei giorni scorsi riguardo i canoni di concessione della Marina di Cala Galera, società che gestisce l’omonimo porto turistico, che aveva fatto ricorso per l’erroneo calcolo delle quote da versare per gli anni 2018 e 2019.

«Il Comune di Monte Argentario - spiegano dall’ente - cosi come tutti i comuni della Toscana, è chiamato per conto dello Stato alla quantificazione dei canoni demaniali sulla scorta delle vigenti leggi e in particolare della legge 296/2006, e così è stato anche per la quantificazione del canone per il porto di Cala Galera, conteggiato allo stesso modo di tutti gli altri porti della Toscana. La società ha deciso di ricorrere al tribunale amministrativo avverso l’ordine d’introiti sostenendo che per il caso specifico della concessione del Porto di Cala Galera la legge doveva essere disapplicata e il Tar ha sposato tale tesi. La sentenza del Tar avrà come unica conseguenza quella di far confluire nella casse dello Stato minori introiti».

Per questo, dunque, il Comune ha deciso di non opporsi al ricorso.

«Il contendere riguardava l’applicabilità o meno di una norma dello Stato - proseguono - e, riponendo la più amplia fiducia nel sistema giudiziario amministrativo, non abbiamo ritenuto opportuno costituirci parte civile. Infine precisiamo che il Tribunale Amministrativo della Toscana, pur accogliendo la tesi della società Marina di Cala galera, ha ritenuto di dividere le spese di lite data la complessità della normativa applicata».

Cifre da versare che, stando alla sentenza del Tar, saranno dunque diverse da quelle calcolate dal Comune. «Il criterio adottato dal Comune - spiega il legale della Marina, l’avvocato Niccolò Travia - porta al ricalcolo del canone, stabilito dall’ente in 251mila per il 2019 e 244 mila per il 2019, secondo i criteri della legge finanziaria 2007 applicati al bene nella sua configurazione attuale. Nel 2007 il legislatore ha detto che per le concessioni si applicano i criteri già previsti per le turistico ricreative, con un importo maggiore a seconda delle opere e via via decrescente fino al tratto di mare. Nel 2017 è però intervenuta la Corte Costituzionale, dicendo che la tipologia di canone parametrata ai valori di mercato si applica se questi beni erano presenti al rilascio della concessione. I canoni vanno quindi calcolati sulla superficie come era al momento del rilascio, senza calcolare le costruzioni di facile o difficile rimozione. Il Tar ha detto che vanno applicati i parametri del 1970, quando fu firmata la concessione, quindi intorno ai 130mila euro all’anno. Secondo i calcoli della società, il canone annuale sarebbe di ben 110-120 mila euro in meno. Sarà il Comune che dovrà effettuare il ricalcolo in base ai parametri che ha indicato il Tar». —

A.C.



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