Sicurezza
Pini di via Mascagni, il Comune si tutela
Dopo la diffida di Grosseto al centro, l’amministrazione ha fatto verificare il progetto da un esperto. Che lo giudica «valido»
Il progetto esecutivo per abbattere i 52 pini di via Mascagni, sostituirli con dei gingko biloba e rifare l’asfalto «può ritenersi valido in rapporto alla consistenza, tipologia, entità e importanza dell’intervento previsto». Così sottoscrive l’ingegnere Liciano Lotti, ingaggiato dal Comune di Grosseto per redigere la risposta che l’amministrazione presenterà alla Corte dei conti e alla Procura nel procedimento che riguarda il progetto da 200mila euro per sistemare il viale.
A chiedere l’intervento della magistratura per valutare l’operato del Comune è stata, il 29 settembre, l’associazione Grosseto al centro guidata da Matteo Della Negra che ha presentato formale diffida a non dare seguito ai lavori. La diffida (che riguarda anche viale Caravaggio, dove però i pini sono già stati abbattuti) è indirizzata al progettista, architetto Mario Pollazzi, all’appaltatore, geometra Mauro Innocenti, all’assessore ai lavori pubblici Riccardo Megale, al sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna.
Grosseto al centro contesta più punti della decisione del Comune di togliere i pini, come l’assenza di una relazione della Municipale che attesti la pericolosità della strada, e paventa un eventuale conflitto di interessi per il fatto che responsabile unico del procedimento, progettista, verificatore, validatore e direttore dei lavori siano la stessa persona. Insomma, vuole chiarezza.
Per dimostrare la correttezza del proprio operato, il Comune a ottobre si è affidato all’avvocato Carlo Valle e ha incaricato l’ingegnere Lotti di redigere una verifica postuma del progetto. La verifica è stata approvata con la determina dirigenziale numero 2608 l’11 dicembre 2019, ma la pubblicazione all’albo pretorio risale solo al 14 febbraio 2020 e quindi solo adesso se ne può conoscere il contenuto.
Lotti definisce gli elaborati grafici, descrittivi e tecnico economici «adeguati alla natura dei lavori e alla tipologia di intervento» che è «risultato necessario e improcastinabile a causa del dissesto del piano viabile prodotto dalle radici». Il quadro economico di spesa è risultato «completo in tutti gli aspetti», le soluzioni progettuali e i materiali «garantiscono la durabilità dell’opera», e i tempi sono ritenuti «correttamente stimati». Prezzi «coerenti», computi «eseguiti correttamente», tutto insomma risulta a posto. L’ingegner Lotti ha anche verificato la coerenza delle ipotesi progettuali che sono state poste alla base delle elaborazioni tecniche e cartografiche, e delle norme urbanistiche. Secondo la verifica, il «regolamento del verde urbano, parte integrante del regolamento urbanistico, prevede che le alberature nel verde pubblico possono essere abbattute con sostituzione delle piante in analoghi filari», scrive Lotti. E aggiunge: «È da considerare corretta l’impostazione progettuale che, con gli stessi allineamenti dei filari esistenti e con la previsione della piantumazione di specie autoctone con apparato radicale meno invasivo, mantiene la sede stradale esistente e l’arredo urbano con uguale valore estetico funzionale e paesaggistico, garantendo la sicurezza stradale». Rispetto a Pollazzi, «è stata eseguita formalmente la verifica della abilitazione alla progettazione – dice Lotti – che ha attestato la conformità del progetto alle prescrizioni urbanistiche, alle norme di sicurezza, ambientali, sanitarie e paesaggistiche e che in qualità di Rup ha validato il progetto». —
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