Il Tirreno

Grosseto

castel del piano 

Il sindacato denuncia: «Ospedale in totale declino, un reparto chiuso»

Fiora Bonelli

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castel del piano. Medicina, radiologia, analisi. L’ospedale di Castel del Piano è «in totale declino». Uno smantellamento «a piccoli passi», nel silenzio assordante delle istituzioni. Così denuncia l’Unione sindacale di base. Ma la Asl ribatte che non è vero e che anzi vi sono stati molti investimenti. E al sindacato, che rammenta che quell’ospedale fu, in passato un “glorioso” presidio con circa 170 posti letto, l’azienda sanitaria replica che ciò appartiene alla preistoria.

L’ospedale «oggi è ridotto ad un’area di degenza unica con 18 posti letto, dei quali quattro destinati alla geriatria – dice l’Usb, il sindacato di base – con pazienti indirizzati lontano: Abbadia San Salvatore, Pitigliano o Massa Marittima». Sconfortante, poi l’organico medico: «Cinque professionisti, di cui tre geriatri, occupati sia in reparto che negli ambulatori, con ripercussioni sulla turnistica e le ferie», osserva l’Usb, che indica il paradosso di un intero reparto di 14 posti letto che doveva essere «solo temporaneamente» chiuso, ancora inaccessibile, sebbene arredato di tutto punto, ma in cui i lavori non sono mai iniziati e dall’ingresso del quale è stato rimosso anche il nome.

C’è poi la Radiologia con un primario «uno e trino» essendolo anche di Abbadia San Salvatore e Nottola, e con un organico ridotto a tre radiologi. Accessi per esterni chiusi nel pomeriggio, aperti solo per il pronto soccorso e per i pazienti interni. E che dire della telemedicina, incalza l’Usb, attivata dalle 20 «solo teoricamente» perché di notte il radiologo non c’è? «La telemedicina scatta ben prima – dice addirittura l’Usb – impedendo così l’effettuazione di ecografie addominali e Tac per traumi cranici, per cui è indispensabile il medico». Anche il laboratorio analisi, da tempo razionalizzato, «avrebbe subito un ulteriore e drastico ridimensionamento se non ci fosse stata la determinata presa di posizione degli infermieri del pronto soccorso», dice il sindacato, che definisce la situazione «drammatica, fonte di disparità nell’accesso ai servizi» e invita i sindaci a difendere l’ospedale. Il sindacato annuncia per metà marzo un presidio chiamando a raccolta cittadini e istituzioni.

L’azienda sanitaria tenta una risposta e assicura: «Nessuna riduzione di posti letto negli ultimi anni, anzi è stato fatto un importante investimento di riqualificazione dell’area di degenza, dotandola anche di un sistema di condizionamento finora mancante», ma non chiarisce perché 14 posti non sono usati e il reparto è chiuso. Secondo l’Asl neppure «c’è stata nessuna contrazione di personale medico che al momento risulta in numero coerente con i volumi di attività erogati», ma semmai c’è difficoltà a reperire «personale per il rifiuto all’assunzione da parte degli specialisti». L’Asl rimanda «agli investimenti fatti per la dotazione tecnologica: risonanza e mammografo di ultima generazione, tac e strumentazione per endoscopia digestiva e ultimo arrivo, un nuovo ecografo per la Medicina interna. Per la Radiologia, poi la Asl insiste sulla attendibilità della telerefertazione, ma non dice nulla sulla chiusura pomeridiana degli accessi esterni: «Garantito il servizio anche di notte e nei festivi. La telemedicina consente prestazioni a distanza ma nel sistema rete le patologie di particolare complessità e i grandi traumi hanno necessità di essere centralizzati a garanzia dei pazienti». —

Fiora Bonelli

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