Il Tirreno

Grosseto

isola del giglio 

Carabiniere sparò e uccise il cane «Nessun processo alla proprietaria»

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isola del giglio. Il carabiniere che sparò al cane all’isola del Giglio sarà processato per uccisione di animali. La proprietaria di Hollie invece, andrà sì davanti al Giudice di pace, ma solo per vedersi archiviare il procedimento.

A precisarlo è l’avvocato Riccardo Lottini, che assiste la donna. «La padrona di Hollie era stata querelata dal carabiniere per il reato di lesioni colpose, non perché il cane avesse provocato ferite: il militare sosteneva di essere stato morso ai pantaloni (che non riportavano però alcun segno), ma di non aver subito lesioni al polpaccio. Aveva semplicemente lamentato che l’aggressione del cane gli aveva provocato uno stato di agitazione - spiega l’avvocato Lottini - Il gip, investito della richiesta di archiviazione da parte del pm anche per il reato di lesioni ha semplicemente fatto notare alla Procura che per legge non era lui competente ad archiviare, ma che ciò spettasse al Giudice di pace che deve valutare la richiesta di archiviazione».

Tra l’altro è lo stesso giudice Giovanni Muscogiuri a spiegare nell’ordinanza come quanto lamentato dal carabiniere non possa definirsi malattia ma che lo stato di sofferenza nel quale si era trovato, più che dal cane è stato provocato dal gesto inconsulto del militare. «Il gip poi, nell’ordinanza - aggiunge Lottini - ha definito rimproverabile anche il comportamento della proprietaria di Hollie che aveva lasciato il cane senza guinzaglio. La signora non ha mai nascosto di aver sbagliato a non legare il cane ed evitare che potesse muoversi liberamente. Lo aveva da subito evidenziato nella denuncia, in cui però spiega anche che non stava beatamente prendendo il sole, ma stava correndo per riprendersi il cane». I testimoni indicati dal carabiniere avevano evidenziato la natura mordace e aggressiva del cane. «La signora potrebbe portarne altrettanti, se non di più, che sono in grado di testimoniare come invece l’animale, ancorché esuberante, fosse dolce e simpatico - dice ancora l’avvocato - Non lo abbiamo voluto fare e probabilmente non lo faremo neppure per il futuro, perché non riteniamo che sia questa la questione che deve essere oggetto di verifica. Anche ammettendo che a monte ci sia uno sbaglio della proprietaria dell’animale (mai negato né dal sottoscritto, né dalla mia assistita), ciò che abbiamo sempre cercato di sottolineare, non trovando però seguito da parte della Procura della Repubblica e dai carabinieri a cui sono state delegate le indagini, che hanno sulla vicenda una opinione diversa, che il gesto è stato assolutamente sproporzionato rispetto al possibile pericolo rappresentato dal cane e non trova giustificazione alcuna. Il gip ha disposto il processo sembra concordare in pieno con questa chiave di lettura». —



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