Il Tirreno

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monte argentario 

Cala Galera, è scontro sui canoni demaniali tra società e Comune

Andrea Capitani

Il Tar dà ragione alla Marina sulle quote del 2018 e 2019 Gli importi dovranno dunque essere ricalcolati e saranno  inferiori di 13mila euro  

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Nuovo capitolo sulla querelle tra Marina di Cala Galera e Comune di Monte Argentario. Questa volta al centro delle attenzioni del Tar ci sono due ricorsi presentati dalla società contro l’ente pubblico che aveva chiesto il pagamento, entro venti giorni, del canone demaniale per l’anno 2018, determinato dalla stessa amministrazione comunale in 244.257,69 euro e il pagamento, entro quindici giorni, del canone demaniale per l’anno 2019, calcolato dalla stessa amministrazione comunale in 251.721, 94 euro.

Il Tar si è pronunciato definitivamente sui ricorsi, annullando di fatto gli ordini d’introito. Deve quindi essere effettuata una nuova determinazione dei canoni, stando a quanto stabilito dalla sentenza della Corte costituzionale 29 del 2017 e quindi applicando i criteri tabellari, con riferimento alla configurazione dei beni demaniali al momento del rilascio e non su quella esistente alla data della rideterminazione della concessione.

Le spese processuali sono invece equamente ripartite tra le due parti, tenuto conto del parziale accoglimento dei ricorsi e della complessità della normativa applicata. La Marina di Cala Galera – Circolo Nautico spa gestisce nell’omonima località di Porto Ercole un approdo turistico portuale che insiste su una zona demaniale marittima estesa di 163.806 metri quadri, di cui 115.370 di specchio acqua e 48.436 di area a terra, in forza della concessione demaniale marittima 344 rilasciata il 23 maggio 1977 dal competente Compartimento Marittimo di Livorno in rappresentanza dell’amministrazione Marittima. Per la concessione, rilasciata a decorrere dal 19 giugno 1970 per la durata di cinquanta anni, la società ha corrisposto un canone annuo di concessione nella misura iniziale di 500.000 lire per il quadriennio dal 19 giugno 1970 al 18 giugno 1974 e di 8.190.300 lire per il periodo successivo, sino alla scadenza della concessione. Con atto suppletivo del 25 maggio 2017 la durata della concessione è stata prorogata sino al 2050 e, contestualmente, l’importo annuo del canone è stato rideterminato in 241.015,78 euro. La Marina ha lamentato l’errata applicazione da parte del Comune, osservando in particolare che l’ordine di introito sarebbe «il frutto di un’illegittima automatica applicazione» di un articolo della legge 296/2006, anziché di un’interpretazione costituzionalmente orientata, secondo i parametri individuati dalla Corte Costituzionale con la sentenza 29/2017 e dal Consiglio di Stato con la sentenza 218/2018, oltre a porsi in contrasto con la sentenza della Corte di Appello di Roma 5136/2018». —

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