Sicurezza
Ore 11,30: tre predatori assaltano un gregge
È accaduto tutto sotto gli occhi degli allevatori che da casa sono scesi al pascolo urlando Solo così sono riusciti a mettere in fuga i canidi
Tre “lupi” attaccano, alle 11, 30, un gregge di pecore al pascolo, quasi davanti alla casa dei pastori Pinuccio e Tonino Murru. Spolpano una pecora, fanno fuggire i cani e si allontanano solo quando i due fratelli si avvicinano al branco.
Quella di ieri era una domenica mattina primaverile che si profilava tranquilla al podere Tammantino, vicino a Campagnatico, a nemmeno un chilometro dalla quattro corsie Grosseto-Siena: un luogo dove da anni si vedono predatori a branchi che decimano greggi e mettono in apprensione le persone.
«Io ho messa l’azienda in vendita – racconta Pinuccio Murru – perché da 180 pecore che avevo nel 2015, me ne sono rimaste 25. Ne avevo ricomprate 50 nel 2014 e 62 nel 2015, poi a causa delle aggressioni continue non ho più rinnovato il gregge. Ho avuto 50 attacchi di predatori, sebbene di notte custodisca le pecore nel capannone. Ho dei bravissimi cani pastori, ma stavolta sono scappati davanti a tre predatori. Tempo fa un cane invece, è stato ucciso in un attacco».
« Stamani verso le 11, 30 (ieri mattina, per chi legge) – racconta l’allevatore – ho sentito abbaiare i cani. Mio fratello ed io ci siamo affacciati in veranda e abbiamo visto sul pascolo, davanti a casa, tre predatori che stavano mangiandosi una pecora. Quando siamo arrivati a soccorrere il gregge, i tre animali ci hanno guardato e non si sono mossi. Solo quando abbiamo cominciato ad avvicinarci urlando, allora, con calma, se ne sono andati».
«I predatori – continua – mi hanno distrutto in pochi anni un capitale. I risarcimenti non me li danno, perché a volte le pecore sbranate perdono il bollino sull’orecchio e senza quello l’Asl non mi rilascia la certificazione. Stavolta è andata anche peggio; siccome i veterinari di domenica non lavorano più, dobbiamo caricarci la carcassa, portarla nel capannone e aspettare lunedì per il sopralluogo veterinario. Se lasciamo lì la pecora non ci ritroviamo nemmeno le ossa. Intanto ho mandato un video a Coldiretti, poi avvertirò i carabinieri. A dicembre due lupi erano nel parco di Campagnatico e lì ci sono i bambini che giocano».
L’azienda Murru appartiene al Comitato Pastori d’Italia e la presidente Mirella Pastorelli è stata avvertita: «Dopo un’aggressione in pieno giorno, a due passi dalla casa dei Murru – dice Pastorelli – rinnovo l’appello alla politica, perché faccia qualcosa. Lo rinnovo a tutti i candidati delle regionali, che mettano nei loro programmi un progetto contro le predazioni. E c’è da risolvere la questione risarcimenti, lo smaltimento delle carcasse e i costi che non devono gravare sulle aziende. Non prendere in considerazione questo annoso problema significa firmare il certificato di morte degli allevamenti di ovini dell’entroterra e della montagna. Perdita di imprenditori, di posti di lavoro, perdita di presidi per la custodia dell’ambiente. La politica si deve svegliare». —
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