Sicurezza
Questione infermieri irrisolta A nulla sono valsi i confronti
Si riaccendono i riflettori sulle dotazioni di personale al Misericordia La Uil accende il semaforo rosso e lamenta la distanza con i vertici
LA POLEMICA
Parlare di cronicità della mancanza di personale sanitario infermieristico e assistenziale nella Asl sud est e, in particolare all’ospedale Misericordia di Grosseto, potrebbe essere paragonato al romanzo di Michael Ende, dal titolo “La Storia Infinita”. I confronti continui con l’Azienda, le prese di posizioni, gli incontri a carattere esplicativo sono stati copiosi, ma, alla fine dei salmi, il risultato è sempre lo stesso: il personale sanitario è in perenne burn-out; il godimento delle ferie appare un miraggio; i tempi per l’ingresso del nuovo personale dalle graduatorie Estar è tra l’evangelico e il biblico; il personale con limitazioni è “contato” in maniera “integrale” rispetto alle dotazioni occorrenti; e, di conseguenza, si fa ricorso continuo a personale interinale; per non parlare, poi, delle “aperture” di nuovi servizi/postazioni infermieristiche che comportano l’esigenza di ulteriore personale infermieristico ed ausiliari.
Purtroppo, sembra di essere e da tempo immemore, all’interno di un tunnel lunghissimo, la cui uscita è ancora molto lontana. A differenza di tutte le azioni messe in campo dall’Azienda per migliorare la situazione, nonché dei fiumi di parole scorsi, il risultato, per il personale sanitario, è sempre lo stesso: scoramento, disagio, avvilimento, demotivazione, frustrazione.
E questa è una situazione concreta, tangibile, fattuale; il non vederla o non riconoscerla appieno, rappresenterebbe quanto di più ciecamente pervicace possa essere ostentato. E questo, nonostante, da quel che ci risulta, significhi un impegno rilevante in termini economici da parte dell’Azienda sanitaria, pari a circa 2 milioni di euro per la riorganizzazione del personale del comparto, utilizzato in ambito sanitario.
È stato realizzato un sistema che potrebbe anche funzionare, ma che non deve essere gestito né interpretato con una impronta “centralizzata”, scollegata dalla realtà operativa e che, da quel che vediamo, non valorizza il contributo che potrebbe essere apportato dalla comunità professionale infermieristica, con la quale, i livelli interrelazionali, ci risultano essere alquanto “scemanti”.
Percepiamo una distanza netta fra la comunità professionale infermieristica e l’apice dipartimentale che, di fatto, non incide, non riconosce o non riesce a incidere sui problemi reali, ma consolida in una sorta di autoreferenzialità permanente.
Andrebbe invece attuata una politica gestionale che scendesse dal piedistallo in cui si trova, e si mettesse in discussione per la valorizzazione del personale sanitario, e della qualità di cura da erogare, ottenendo consequenzialmente anche il miglioramento del clima organizzativo tra i colleghi. In questa ottica sarebbe forse opportuno che gli apicali infermieristici non perdessero di vista la “clinica”, al pari dei medici.
C’è bisogno di tutti in un momento difficile come questo, sia come filosofia etico-professionale, che come aspetto organizzativo solidale. Siccome al nostro sindacato non appartiene la cultura della colpa, ma quella della responsabilità, riteniamo opportuno che l’Azienda debba prendersi le proprie responsabilità in questo “coacervo” di insoddisfazioni e criticità permanenti, che non possono essere eluse o non riconosciute, a partire dal vertice dipartimentale infermieristico.
Sergio Sacchetti
segreteria di area vasta
Uil Fpl Toscana Sud Est
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