Il Tirreno

Grosseto

FUSIONE IN VISTA CON L’AZIENDA AGRICOLA ALBERESE 

Gestione unitaria del Parco: i motori sono già caldi

Massimiliano Frascino
Gestione unitaria del Parco: i motori sono già caldi

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L’INDISCREZIONE

Ormai i tempi sono maturi. La gestione unitaria del Parco della Maremma e dell’ex azienda agricola di Alberese, oggi appannaggio dell’Ente terre regionali di Toscana, sta per andare in rampa di lancio. Se ne parlava da anni, ora pare arrivi l’accelerazione definitiva.

In soldoni, l’idea alla quale si starebbe lavorando è quella del passaggio delle concessioni demaniali di terreni (4.200 ettari) e immobili dell’azienda agricola, alla proprietà dell’Ente Parco. Che diventerebbe il vero dominus dell’intera area protetta di quasi 11mila ettari. Ma continuerebbe a servirsi del personale di Ente Terre regionali di Toscana per la gestione delle attività agricole. Detto in altre parole, sarebbe superata una diarchia tra Parco e Azienda che negli anni ha prodotto molti contrasti sotterranei, diversità d’indirizzo su porzioni della medesima area, decine di protocolli e atti convenzionali a regolare i rapporti tra i due enti. Nella migliore tradizione borbonica dei rapporti tra pubbliche amministrazioni.

Della cosa si discettava praticamente da sempre. Poi, nella scorsa primavera, a uscire allo scoperto è stato un gruppo di aziende private che operano dentro i confini del Parco e che nell’ultimo lustro hanno partecipato al percorso per la definizione del marchio di qualità del Parco stesso. Un marchio che investe la diffusione dell’agricolura biologica e pratiche agronomiche sostenibili, la maggiore sensibilità ambientale della comunità locale e nazionale, la crescita del turismo naturalistico e la qualificazione dei servizi d’accoglienza.

Aziende che hanno sperimentato sulla propria pelle le complicazioni pratiche conseguenti a una doppia giurisdizione nel governo di un territorio con un’unica vocazione. E che per quello hanno chiesto una governance più semplice e incisiva.

La parolina magica intorno a cui si sono tutti arrovellati, è stata non a caso “programmazione”. Attività che deve tenere insieme tutela della biodiversità, agricoltura di qualità, sperimentazioni e turismo sostenibile. Partecipando con progetti per i quali ci vuole letteralmente la “terra sotto i piedi”, a bandi europei e del Piano di sviluppo rurale. Sfruttando le sinergie tra pubblico e privato che finora non sono state il piatto forte dell’ex azienda agricola.

La soluzione individuata è stata quella di valorizzare il ruolo dell’Ente parco come ente di programmazione/gestione e il personale di Ente terre regionali di Toscana come braccio operativo. Pensando anche all’equiparazione di tutti i dipendenti nello stesso contratto, garantendo l’equipollenza di categorie e mansioni svolte. Insomma la classica quadratura del cerchio.

Ora rimarrebbe da fare la corsa contro il tempo. O entro marzo viene depositata in Consiglio regionale la proposta di legge, e subito votata. Oppure scatterà il periodo sabbatico pre elettorale. Il che significherebbe riprendere in mano la questione alle tradizionali calende greche. —

Massimiliano Frascino

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