La manifestazione
Canile lager a Scarlino, in sei a processo
Cinque animali tenuti in spazi piccoli e pieni di escrementi: durante il controllo la veterinaria fu colpita con un pugno
Quando arrivarono per liberare i cinque cani che vivevano in gabbie anguste e piene di escrementi, ci fu un parapiglia e la veterinaria che era insieme ai carabinieri forestali di Massa Marittima e all’addetto al prelievo e alla custodia dei cani, fu colpita al volto da un pugno.
Furono momenti concitati quelli che seguirono l’arrivo dei carabinieri al canile lager di Scarlino, il 24 maggio del 2018. Ora, per le sei persone che gestivano quella struttura, il giudice per l’udienza preliminare Marco Mezzaluna ha disposto il rinvio a giudizio: Ilio Spagnoli, 65 anni, difeso dall’avvocato Riccardo Boccini, Francesco Spagnoli, 28 anni, Gabriele Spagnoli, 33 anni, Sara Spagnoli, 24 anni, Paola Sarti, 53 anni e Paolo Sarti, 56 anni, tutti difesi dall’avvocato Luca Fabbrucci, si dovranno presentare di fronte al giudice Giovanni Puliatti all’udienza del 3 aprile. A Ilio Spagnoli è contestato il reato di maltrattamento di animali, mentre agli altri imputati quello di resistenza a pubblico ufficiale e, a Francesco Spagnoli anche quello di lesioni, per aver colpito con un pugno la veterinaria intervenuta con i carabinieri che andò a farsi medicare al pronto soccorso di Follonica con il cucciolo in braccio, dopo averlo liberato.
Il blitz dei carabinieri del nucleo forestale di Massa Marittima scattò dopo che i vicini avevano fatto diverse segnalazioni: erano preoccupati da tempo per lo stato in cui erano tenute quelle povere bestiole. I carabinieri forestali arrivarono a Scarlino Scalo per fare degli accertamenti: si trovarono di fronte agli occhi un vero e proprio canile-lager. Le bestiole erano rinchiuse da molto tempo in condizioni insostenibili per qualunque animale domestico. Responsabile del loro stato sarebbe stata una famiglia che, oltre ai tre cani e al cucciolo, avevano anche ricevuto in custodia un altro animale da parte di una cooperativa sociale. Uno dei proprietari di quel canile, il giorno del blitz chiamò la redazione del Tirreno: «Noi i cani - disse - li abbiamo sempre trattati bene». I militari però, si trovarono di fronte a una situazione difficile, ai limiti dell’emergenza. I cani erano costretti a vivere in spazi angusti e fatiscenti. In totale c’erano cinque quattro zampe, tutti in condizioni molto gravi di salute, costretti a vivere sopra ad uno strato di circa dieci centimetri di escrementi. Uno dei cani aveva un collare che gli ha creato delle deformità al collo: gli è stato messo da cucciolo e mai gli è stato tolto.
Due di quegli animali, poi, sono morti. I militari avevano anche constatato che i cani erano stati ottenuti dalla famiglia in affidamento da un canile convenzionato. Quel giorno se la presero soprattutto con la veterinaria, che fu aggredita e minacciata di morte. Il capo famiglia - si legge nel capo d’imputazione - prese anche un bastone per spaventare la donna che all’udienza preliminare si è costituita parte offesa, assistita dall’avvocato Lorena Coccoluto. Ora la questione approda in tribunale, dove ad aprile si aprirà il processo. —
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