Sicurezza
Salvini contestato: «Libertà di pensiero»
Lo scrive il giudice nelle motivazioni dell’assoluzione di cinque persone che organizzarono un picchetto a Follonica
Nel 2015 il comizio ebbe degli strascichi fino in tribunale per una contestazione poi ritenuta legittima dal giudice. «Diritto di libera manifestazione del pensiero», il succo delle motivazioni della sentnza appena depositate. Oggi, invece, rischia di saltare per una corsa ciclistica.
Strano rapporto quello di Matteo Salvini con Follonica. Il leader leghista è stato annunciato nuovamente sul golfo per il 12 marzo, per una tappa elettorale a sostegno di Massimo Di Giacinto in vista del ballottaggio, non fosse che proprio il 12 marzo anche un altro evento farà tappa a Follonica, la Tirreno-Adricatico, che per quei giorni ha già fatto il pieno di alberghi e strutture, costringendo i vertici grossetani della Lega a trovare una soluzione logistica che non sembra delle più semplici.
Ma Salvini è già stato a Follonica per un comizio: era l’aprile del 2015 e in quell’occasione l’ex ministro arrivò in Maremma in vista delle elezioni regionali.
Il palco venne allestito all’ex Casello Idraulico e fuori dal cancello arrivò un gruppo di contestatori srotolò striscioni e intonò slogan.
Ne nacque un processo con cinque imputati, identificati dalla Digos, a cui venne contestato il mancato preavviso al questore (di tre giorni) della manifestazione che avrebbero organizzato o comunque contribuito a organizzare: Renata Paolucci (difesa dall’avvocato Roberto Cerboni), Andrea Baicchi e Lodovico Sola (rappresentati da Davide Nocelli), Margherita Cruciani e Gabri Bartoletti (difesi da Domenico Fiorani).
Processo che si è concluso a dicembre con un’assoluzione con formula piena, in quanto basato sul diritto di libera manifestazione del pensiero, come ha sottolineato il magistrato nelle motivazioni della sentenza appena depositate.
Non è pensabile, secondo il giudice Marco Bilisari che ha emesso la sentenza, che siano autorizzati a prendere parte a un comizio solo i sostenitori della stessa linea politica, contando poi che quella contestazione si svolse – continuano le motivazioni – in maniera del tutto ordinata e pacifica, senza alcun intralcio all’espressione dell’altrui pensiero.
A nessuno degli imputati, inoltre, può essere contestato il mancato preavviso dell’iniziativa, proprio perché tutto si è svolto a pochi metri dal comizio senza che ci sia stata alcun disturbo e anche la Cassazione rimarca come il dissenso di pensiero, espresso attraverso una manifestazione, non può essere perseguito penalmente.
Una contestazione legittima insomma: chissà se ce ne sarà un’altra anche il prossimo 12 marzo, sempre se la tappa della Tirreno-Adriatico non faccia saltare quella del comizio di Salvini. —
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