Sicurezza
Casa di riposo a rischio Dipendenti in ansia Appello a Asl e Regione
Il sindaco Marchi è preoccupato per la Rsa San Giovanni Boldrini (Sds): «Struttura vecchia, ma non chiuderà»
Dubbi e incertezze sul futuro della Rsa San Giovanni di Scansano, una casa di riposo che ospita trentasei persone, quasi tutte non autosufficienti, dà lavoro a circa venticinque dipendenti e offre al borgo uno dei servizi più utili in un territorio periferico, in cui la popolazione è per lo più anziana.
I dipendenti della cooperativa sono cinquantenni e ultracinquantenni e desidererebbero concludere a Scansano il loro percorso lavorativo. Così si sono preoccupati tantissimo quando mercoledì sera, alle 20,30, il sindaco Francesco Marchi ha voluto incontrare la popolazione al teatro Castagnoli per condividere le incertezze rispetto al destino futuro della Rsa.
Nulla di certo, ma solo una possibilità di vedere chiusa in futuro una realtà sociale importantissima per il servizio che offre.
«Non sono andato a dire che il San Giovanni chiude – dice Marchi – ma solo a far presente che vi sono problematiche che investono la casa di riposo e che non ci fanno stare tranquilli. Per questo il Comune si sta muovendo per presentare alla Asl, che gestisce la Rsa, e alla Regione Toscana, una petizione e una raccolta di firme dove si chiede il mantenimento di questo servizio. Non vorremmo brutte sorprese».
Dal canto suo, Maria Grazia Lettieri, una delle dipendenti della casa di riposo, spiega: «Noi dipendenti siamo preoccupati. Oltre tutto fra un anno e mezzo scade l’appalto della cooperativa a cui è stato affidato il lavoro nella Rsa e ci potremmo trovare disoccupati. È da tempo che circolano voci poco rassicuranti e ci sentiamo la spada di Damocle sulla testa. Abbiamo tutti 50 anni e passa, e a questa età è difficile essere reinseriti in altri lavori. Ma c’è da considerare anche i servizi che Scansano perderebbe se si verificasse questa malaugurata ipotesi».
Per sapere come stanno le questioni, Il Tirreno ha sentito il direttore della Società della Salute di Grosseto Fabrizio Boldrini. «L’ambiente che ospita gli anziani – spiega Boldrini – è l’ex ospedale di Scansano, chiuso decine di anni fa, di proprietà della Asl. Una struttura che, naturalmente è stata concepita per altre esigenze e richieste dell’utenza e che data la sua vetustà ha bisogno di essere adeguata. Ma per adeguarla occorrono interventi costosi. Dunque probabilmente sarebbe conveniente, economicamente parlando, costruire un edificio nuovo per la Rsa su terreni comunali. Ecco, si sta ragionando di questo, ma non della chiusura del San Giovanni».
E aggiunge: «Tenerla così come è senza adeguarla è metterla davvero a rischio chiusura, perché le sue condizioni sono tali da scoraggiare le persone a sceglierla. E così correrebbe davvero dei rischi. Io faccio solo notare che non c’è volontà della Asl di fare questo, non c’è una delibera, né una lettera, né altri documenti che mostrino che la Asl vuole chiudere il San Giovanni».
Ma altre carne bolle in pentola all’interno di questo ragionamento aziendale. Infatti circola l’ipotesi che come gestione la casa di riposo passi alla Società della salute. «Insieme alla riflessione se ristrutturare o costruire una nuova casa di riposo – dice Boldrini – anche l’ipotesi che si passi, come gestione, dalla Asl alla Società della salute. Insomma niente chiusura, ma, lo ribadisco, il rischio più grosso è che se resta in queste condizioni non la scelga più nessuno».
Rassicurazioni che non bastano, però, a togliere tutte le pulci dall’orecchio di istituzioni e dipendenti: «Sono contento – dice Marchi – se c’è la volontà di non chiudere, ma a scanso di brutte sorprese, noi la petizione alla Asl e alla Regione la facciamo, perché la Rsa è una ricchezza di tutta la comunità e vogliamo metterla al sicuro». —
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