Il Tirreno

Grosseto

La stagione invernale

Amiata, è un disastro: lo Scirocco scioglie la neve artificiale

Fiora Bonelli
Amiata, è un disastro: lo Scirocco scioglie la neve artificiale

Gli operatori sono in ginocchio e chiedono aiuto: «Va bene destagionalizzare, ma intanto di che campiamo?» 

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AMIATA. Tre giorni di lavoro ininterrotto per innevare artificialmente le piste e poi arriva il caldo vento di Scirocco a squagliare tutto. E a chiudere – si teme – definitivamente la stagione sciistica di uno degli inverni più sfortunati per gli appassionati di montagna.

La situazione meteorologica quest’anno è davvero “diabolica” per la neve. E non solo in Amiata. E così se da un lato gli sciatori si sono ritrovati con le piste impraticabili, dall’altro gli operatori sono alla disperazione, se non arriverà qualche aiuto da parte della Regione.

È stato, questo del 2019- 2020, un inverno da dimenticare. «L’anticiclone è stato fisso sull’Italia. Non è piovuto né nevicato. Una crisi che va dalle Prealpi all’Etna e che non può essere giustificata con le dinamiche dei cambiamenti climatici», dice Luciano Porcelloni, proprietario dell’Hotel Contessa e trait d’union fra le società impiantistiche e la Regione.
 

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La neve artificiale, sparata per quanto è stato possibile, viene consumata e liquefatta dalle alte temperature. Stefano Papi, coordinatore di Isa Impianti, aggiunge: «Dopo aver sparato tanta neve e aver consumato tutta l’acqua di Pratolungo, siamo stati costretti a chiudere la sciovia Asso di Fiori perché il caldo e la nebbia si sono mangiati tutta la neve del tracciato. Non sappiamo se riusciremo a resistere fino a domenica. E le previsioni danno temperature alte per tutto febbraio. Ormai la stagione è andata, anche se venisse freddo, come dicono, a marzo».

Sia Papi che Porcelloni concordano nel dire che «l’Amiata bisogna farla vivere tutto l’anno», ma che «senza l’inverno, l’estate da sola non regge».

Intanto la richiesta di aiuto rivolta alla Regione Toscana ha spinto l’assessore al turismo Stefano Ciuoffo a dire che «La Regione c’è, c’è per aiutare e per mettere le imprese nelle condizioni di superare momenti difficili, come si è visto in passato, ma questa non può essere la soluzione strutturale. Se a gennaio, anziché promuovere le attività chiedono l’intervento del soggetto pubblico, significa che c’è qualcosa di sbagliato». Ma Porcelloni osserva: «Il concetto di destagionalizzare è più che condivisibile. Ma mentre stiamo attivandoci e realizzando il cambiamento, di cosa mangiamo? Se si vuole investire nella montagna o lasciar morire quel che è rimasto?».

La montagna amiatina, fa notare Porcelloni, ha sposato il progetto “Non solo neve”. «Abbiamo concordato con la Regione di dismettere, per abbassare i costi, quel che si poteva. Di lasciare attivi, in futuro, solo campi scuola e canalone e tagliare il resto. Però in questa logica l’accordo è che bisogna implementare l’acqua per la neve artificiale, creare una comunicazione montagna valle, creare maggiori servizi. E poi sentieristica, passeggiate a cavallo, a dorso d’asino e mulo, bike, percorsi enogastronomici. Ma per creare tutto questo non c’è la bacchetta magica. Negli ultimi quattro anni la Regione ha sempre pubblicato un bando strutturale con cui le 14 stazioni toscane utilizzavano, dividendoselo a seconda dei bisogni, un milione di euro messo a disposizione dalla Regione. Le spese con cui si impiegavano quei soldi erano pubbliche, perché le ricadute dell’investimento si vedevano in tutte le realtà imprenditoriali. Più gente in stazione significa che lavora tutto l’indotto. Quest’anno niente bando e in un momento di eccezionale gravità». E al consigliere regionale di Forza Italia Maurizio Marchetti, che ha dichiarato che azzerare gli aiuti come ha fatto la Regione è strozzare l’intero sistema montagna, Porcelloni, replica: «Sarebbe un grave errore cavalcare la problematica delle montagne a fini elettorali. Credo in un confronto civile e costruttivo senza casacche o bandiere».

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