Italia
Abusi su altre bambine da identificare, si allarga l'inchiesta sul padre pedofilo
Il sospetto degli investigatori che hanno analizzato il materiale sequestrato in casa del quarantenne arrestato insieme a due madri accusate di aver abusato delle loro figlie
FIRENZE. Altri bimbi vittime di violenze sessuali. È solo all'inizio l'inchiesta della procura di Firenze che il 7 febbraio ha portato all'arresto di due mamme, una di Terni e l'altra di Reggio Emilia, accusate di aver abusato delle loro stesse figlie, e del loro presunto istigatore, un quarantenne residente in provincia di Grosseto compagno della donna residente in Umbria e padre di una delle baby vittime. Il materiale sequestrato dalla polizia postale a casa del 40enne avrebbe scoperchiato un abisso di perversioni. L'uomo, considerato dagli investigatori un soggetto dall'altissimo profilo criminale, avrebbe raccolto per circa dieci anni un numero enorme di immagini e video a carattere pedopornografico, condivisi in un archivio web accessibile ad altri utenti, anche stranieri. Gli inquirenti non escludono l'esistenza dietro a tutto questo di una rete internazionale di pedofili e sono al lavoro per identificarli.
È bastata un’anteprima dei file sequestrati per capire che le vittime nell'inchiesta saranno molto di più delle due bambine che il 7 febbraio sono state affidate ai servizi sociali e portate in luoghi protetti. Altre vittime, altri bambini compaiono in foto e video. Il lavoro degli investigatori, coordinati dai pm Sandro Cutrignelli e Giovanni Solinas, adesso è quello di cercare di identificarli, e di risalire a chi ha realizzato il materiale. Lo stesso 40enne, in base a conversazioni intercettate, potrebbe aver compiuto abusi su almeno altre due bambine non identificate. Una, sempre in un dialogo intercettato dagli investigatori, affermerebbe di essere stata con lui da sempre, fin da quando era neonata. Il 40enne, scrive il giudice, è caratterizzato da «una personalità assolutamente orientata alla pratica della pedofilia e alla continua ricerca di nuove vittime di età anche poco più che neonatale».
Nel 2006 l'uomo fu condannato a Grosseto a 1 anno e 6 mesi per pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico, nel novembre 2019 il tribunale di Firenze lo ha condannato a 2 anni e 4 mesi per detenzione e diffusione di materiale pedopornografico. L'esame del materiale sequestrato quando fu arrestato nell'agosto 2019 ha permesso di scoprire che era iscritto a gruppi di condivisione di materiale pedopornografico su Telegram e WhatsApp. Nella sua casa furono ritrovati bambolotti riproducenti neonati e altri oggetti ritenuti di interesse investigativo. Di nuovo l’uomo è stato arrestato pochi giorni fa con la compagna che - stando all’accusa - avrebbe partorito la bambina proprio per assecondare i desideri sessuali del 40enne. Che ai poliziotti, durante l’arresto, avrebbe dichiarato: «Ho una pulsione irrefrenabile, sono malato». Non risulta, però che abbia fatto nulla per curarsi in tutti questi anni. —
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