Il Tirreno

Grosseto

l’inchiesta choc 

Inchiesta Dark Lady, parla l'uomo accusato di pedofilia: «Sono malato, curatemi»

Francesca Gori
Inchiesta Dark Lady, parla l'uomo accusato di pedofilia: «Sono malato, curatemi»

Grosseto: avrebbe abusato di sua figlia insieme alla sua compagna e avrebbe istigato un’altra donna a compiere violenza sulla figlioletta. 

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GROSSETO. Sono un racconto dell’orrore le tredici pagine che compongono l’ordinanza di custodia cautelare con la quale un quarantenne della provincia di Grosseto è stato portato nel carcere di via Saffi, arrestato insieme a due donne, la compagna dell’uomo e un’amica: tutti e tre sono accusati, oltre che di produzione e scambio di materiale pedopornografico, anche di violenza sessuale sulle due bambine, una di tre anni e una di dieci. La più piccola è la figlia dell’uomo.


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Orrore che si sarebbe consumato nella casa dell’artigiano quarantenne prima dell’arresto, avvenuto la scorsa estate per detenzione di materiale pedopornografico: gli agenti della polizia postale, dopo che era stato condannato e mandato a casa dei genitori ai domiciliari, due giorni fa sono tornati di nuovo a prenderlo: questa volta con un’accusa ancora più grave, quella di aver abusato di sua figlia di appena tre anni durante rapporti sessuali consumati con la sua ex compagna, madre della bambina che non vivevano nello stesso paese ma che si incontravano spesso. «Sono malato, curatemi»: avrebbe detto soltanto queste tre parole ai poliziotti della postale di Grosseto e Firenze che hanno svolto le indagini che hanno fatto scattare gli arresti quando si sono presentati a casa dei genitori dell’uomo per portarlo in carcere.

La polizia ha effettuato una nuova perquisizione e ora il materiale che sarebbe stato trovato sarà di nuovo analizzato per vedere se anche dopo l’arresto e la concessione dei domiciliari il quarantenne abbia continuato a scaricare e inviare filmati che ritraevano bambini, alcuni anche neonati, mentre subivano violenze sessuali.

Le due donne sono state portate in carcere, le loro bambine invece sono ora in due strutture protette. L’orrore, per loro, è finito: ma le ferite non si potranno mai rimarginare.

Gli investigatori dovranno ora analizzare il materiale sequestrato, così come avevano fatto la scorsa estate, quando l’uomo era stato portato in carcere la prima volta. —


 

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