Il Tirreno

Grosseto

lieto fine 

Dall’Elba a Semproniano, i primi mufloni sono già stati portati in salvo al Crasm

Alfredo Faetti
Dall’Elba a Semproniano, i primi mufloni sono già stati portati in salvo al Crasm

Un’associazione si è attivata per sottrarre gli animali all’abbattimento. Ha trovato i fondi e sta seguendo il “trasferimento”

3 MINUTI DI LETTURA







Quattro uomini portano la cassa giù per un sentiero sterrato che conduce alla recinzione scelta per il momento. Da dietro il legno non si sente nulla.

«Ora mi raccomando: silenzio non appena l’apriamo, altrimenti vanno a sbattere contro i massi», dice Marco Aloisi, veterinario che gestisce il Centro Recupero Animali Selvatici (meglio noto come Crasm). Il suo fiuto e la sua esperienza non sbagliano.

Non appena la cassa viene aperta, i due mufloni si lanciano all’interno dell’area, correndo e saltellando tra i massi e gli alberi racchiusi all’interno del perimetro delimitato dalla rete, contro cui picchieranno diverse testate nei primi minuti. Sono giovani, disorientati e molto impauriti, ma sono salvi. Ignari di essere sfuggiti a morte certa. «C’è voluto un anno e mezzo per riuscire a portarli qui», spiega Alessandro Torlai, presidente dell’associazione Irriducibili Liberazione Animale, che insieme agli altri volontari guarda con un pizzico di emozione quei due giovani zampettanti mufloni nel loro nuovo rifugio.

«È stata lunga – sospira – ma ce l’abbiamo fatta a portarli in salvo». Vengono dall’Isola d’Elba e là non erano al sicuro. Anzi, il loro destino sembrava già scritto.

L’ente Parco Arcipelago Toscano ha un problema con i mufloni, specie tutt’altro che autoctona, che nel corso del tempo, proliferando, ha creato diversi inconvenienti.

Problema nato negli anni Settanta quando questi animali furono portati sull’isola per farne prede di caccia. La soluzione quindi sono stati e sono tuttora gli abbattimenti.

Ironia della sorte, dalla momentanea recinzione dei mufloni si vede quella in cui vivono i lupi ibridi, accolti e curati anche loro dal Crasm di Semproniano, insieme ad altri animali salvati da bracconieri o circhi.

Contro il tetro destino dei mufloni elbani è arrivata l’associazione Irriducibili Liberazione Animale, che si è attivata, ha parlato con tutte le parti in causa, ha trovato i fondi e alla fine riuscirà a salvare tredici esemplari.

Due sono quelli appena arrivati al Crasm, gli altri arriveranno sempre qui a poco a poco.

«Non è stato semplice però», rimarca Torlai, raccontando di come la burocrazia possa essere più fitta e intrigata dei boschi che ricoprono questo versante dell’Amiata. Una volta ottenuto il permesso dal Parco per trasferire i mufloni, l’associazione ha trovato diversi ostacoli: prima saltò l’accordo con la ditta che doveva occuparsi delle catture, poi sono mancati i fondi, poi ancora non c’era un luogo dove trasferire gli animali. Torlai, che è membro della commissione regionale toscana a tutela degli animali, ha parlato allora con alcuni consiglieri a Firenze, come Monia Monni e Francesco Gazzetti, ha trovato sia il sostegno economico da privati cittadini e altre associazioni (Enpa, Lida Firenze, Gabbie vuote Pro Animals) sia quello logistico di Matteo Galdi, titolare del canile di Roccastrada che si occupa della cattura dei mufloni, sia di Aloisi, che ha accettato di accogliere gli animali.

«Alla fine abbiamo trovato il posto giusto, con le strutture e gli spazi adeguati dove saranno al sicuro», continua Torlai, che guarda già alla prossima sfida: quella del Circeo. Nel parco laziale decine di daini stanno vivendo la stessa situazione dei mufloni elbani e anche qui gli Irriducibili si sono attivati: hanno strappato l’ok dall’ente per il trasferimento di alcuni esemplari e il luogo dove trasferirli. «A pochi chilometri da qui – sorride Torlai – Nella riserva naturale Monte Labbro».

Sarebbe un altro lieto fine, come quello dei due mufloni appena arrivati a Semproniano, che intanto continuano a guardarsi intorno con diffidenza nell’area scelta per farli adattare dalla novità, prima di essere spostati nella recinzione delle capre di montagna, con cui finiranno per convivere.

Da dietro la rete i loro occhi tondi e neri sono stanchi e impauriti. Ne hanno fatto di strada, del resto. Ma sono salvi. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web