Il Tirreno

Grosseto

Crisi in centro storico «Non è il caro affitti la causa principale»

Paola Tamanti (Confedilizia) riflette  su cause e responsabilità «convergenti» 

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L’INTERVENTO

Crisi del centro storico: interviene per Confedilizia Grosseto Paola Tamanti, che a partire dai servizi pubblicati su Il Tirreno, in particolare venerdì 7 febbraio, compie un’interessante riflessione sulle diverse «concause che stanno alla base della progressiva decadenza del centro storico cittadino».

Il fenomeno è innanzitutto «da collegarsi – spiega Tamanti – all’incontrollata e ingiustificata proliferazione dei grandi centri commerciali, quasi sempre facenti capo a multinazionali che, pur offrendo servizi di grande attrattiva, finiscono per stimolare e assorbire oltre ogni ragionevole bisogno parti notevoli delle capacità di spesa dei consumatori. Senza considerare il fatto che i proventi netti vengono dirottati fuori del territorio in cui sono prodotti». La responsabilità della proliferazione «ricade in gran parte su una pianificazione regionale e comunale in molti casi del tutto scollegata da un’adeguata valutazione dei riflessi socio economici indotti nei territori». Tamanti citala realizzazione del «centro commerciale Maremà che le precedenti amministrazioni hanno reso possibile trascurando l’esistenza delle molte strutture della grande distribuzione già esistenti. Ciò sembra non aver indotto a più responsabili riflessioni, ad esempio, sugli ulteriori e prevedibili effetti negativi che deriveranno dal nuovo Supermercato Conad sulla Scansanese. Una delle giustificazioni di solito addotte dai fautori della grande distribuzione è quella della creazione di nuovi posti di lavoro». Posti spesso «precari», a fronte dei quali si assiste alla chiusura di piccoli esercizi di vicinato in centro storico. A questi fenomeni «non sono state date risposte adeguate da parte delle amministrazioni. Senza sottovalutare la difficoltà di adottare misure in grado di contrastare quel che accade, siamo convinti che, col contributo delle categorie interessate, qualcosa in più rispetto al passato possa esser fatto. Infine, come ben evidenziato da Il Tirreno, non è quindi il caro affitti la causa prevalente dello spopolamento e degrado del centro storico. Nel quotidiano contatto con i nostri associati, in prevalenza rappresentati da piccoli e medi proprietari di immobili anche commerciali, rileviamo come solo raramente si preferisca lo sfitto a un canone di locazione ancorché inferiore a quello realizzabile fino a qualche anno fa. Sono invece frequenti i casi in cui si raggiungano accordi per una ragionevole rinegoziazione dei canoni. Ciò soprattutto nell’attuale congiuntura in cui l’investimento immobiliare, ancorché sottoposto a una fiscalità opprimente, sta recuperando una sua apprezzabile validità». —



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