Gioco
Aveva centinaia di immagini pedoporno il padre arrestato per abusi sulla figlia
Grosseto: coinvolte nella vicenda anche due donne che avrebbero abusato delle loro figlie, di 3 e 10 anni, d’accordo con l’uomo che per il giudice è dotato di «una personalità orientata alla ricerca di nuove vittime»
GROSSETO. Estate 2019, mattino, una località della nostra provincia. Alla porta dell’abitazione di un uomo di quaranta anni bussa la polizia postale, che ha in mano un decreto di perquisizione della Procura di Firenze. Gli agenti cercano riscontri a un’indagine sulla presenza di utenti italiani in alcuni gruppi a tema pedofilo attivi sulla messaggistica Telegram. Li cercano e li trovano, anzi è lo stesso indagato a metterli a disposizione e a dare indicazioni. L’uomo viene arrestato. Seguono il processo e la condanna.
È da questo episodio che sono partiti gli sviluppi che hanno portato a tre nuovi arresti, nell’ambito dell’operazione che la polizia ha denominato “Dark Lady”: di nuovo l’uomo, poi la sua compagna che abita a Terni e un’altra donna di Reggio Emilia, rintracciata attraverso i contatti nelle chat sequestrate insieme al copioso materiale.
È l’inchiesta sulla pedopornografia in cui le due donne sono sospettate di aver abusato delle loro figlie, 3 e 10 anni, d’accordo con l’uomo. Sarebbe stato lui a istigare le donne a ritrarre le bambine e sarebbe poi stato lui a ricevere il materiale pedopornografico. L’uomo aveva ammesso di avere nel suo computer numerosissime immagini, o scaricate o ricevute su Telegram; aveva ammesso di aver scambiato con altri utenti, su un gruppo whatsapp, immagini dello stesso genere.
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La polizia postale aveva contato oltre 1.300 tra foto e video contenenti immagini con minorenni, molti dei quali di età inferiore ai 3 anni: anche neonati. Era stato lo stesso uomo, poi, a spiegare che quella foto, trovata sul suo smartphone, ritraente una bambina di tre anni mentre giocava nuda in una piscina gonfiabile era sua figlia. A casa c’erano anche bambole di gomma: bambini e bambine; e anche riproduzioni di organi sessuali femminili in tenerà età.
Quando gli agenti, analizzando (sotto copertura) sia i nickname sia le utenze telefoniche, hanno completato gli accertamenti hanno scoperto «la condotta gravemente pregiudizievole tenuta da due donne italiane - scrive il giudice delle indagini preliminari nell’ordinanza di custodia cautelare - che, in condotta con l’uomo, per suo conto e su sua istigazione, negli anni precedenti avevano partecipato con lui a pratiche pedofile e alla produzione di immagini pedopornografiche, abusando loro stesse sessualmente delle proprie figlie sin dalla tenera età». Il gip rileva la particolare pericolosità dell’indagato, «una personalità assolutamente orientata alla pratica della pedofilia e alla continua ricerca di nuove vittime di età anche poco più che neonatale».
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