Il Tirreno

Grosseto

in tribunale 

Indagine sulla San Lorenzo La Procura rinuncia all’appello

Francesca Gori

Colpo di scena all’udienza davanti ai giudici fiorentini Erano imputati il direttore generale Banci e il direttore amministrativo Picchi

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«Si ritiene che non vi siano i presupposti per rinviare a giudizio gli imputati, poiché l’ipotesi accusatoria poggia su circostanze di fatto che non trovano conferma nelle risultanze degli atti di indagine. Né d’altra parte l’istruttoria dibattimentale potrebbe in qualche modo colmare tali lacune, tenuto conto dell’esito negativo delle indagini che sono state specificamente effettuate dopo la pronuncia del giudice del riesame, proprio sugli aspetti critici in quella sede evidenziati». Lo aveva scritto nero su bianco il giudice dell’udienza preliminare Sergio Compagnucci quando, nell’ottobre del 2017, aveva respinto la richiesta di processo nei confronti dei responsabili della partecipata San Lorenzo Servizi srl (dal 2013 in Sistema srl), Romeo Banci (direttore generale), e Gianluca Picchi (direttore amministrativo) oltre che del direttore tecnico, poi deceduto, per l’ipotesi di peculato in relazione alla monetizzazione di ferie non godute (fatti del periodo 2011-2013). «Il fatto non sussiste», aveva sentenziato il giudice. Ieri, la conferma è arrivata anche all’udienza fissata in Corte d’appello. Questa volta non sono stati però i giudici ad emettere una sentenza ma è stato il sostituto procuratore Anna Pensabene a fare dietrofront, rinunciando all’appello sia nei confronti di quanto stabilito dal tribunale del Riesame sia sulla sentenza del giudice Compagnucci.

La Procura di Grosseto aveva infatti presentato appello contro la sentenza di proscioglimento che ora riguardava Romeo Banci, difeso dall’avvocato Alessandro Antichi e Gianluca Picchi, difeso dagli avvocati Alberto Bancalà e Simone Falconi. Un colpo di scena inaspettato, quello visto ieri mattina davanti ai giudici della seconda sezione del tribunale fiorentino: il procuratore generale ha infatti spiegato che la scelta di rinunciare all’appello si basa proprio sul fatto che «il reato non sussiste», proprio come aveva scritto il giudice Compagnucci che aveva respinto la richiesta di rinvio a giudizio degli imputati.

L’indagine aveva riguardato le anomalie evidenziate dagli uomini della guardia di fiananza e recepite dal pm e dal gip (numero spropositato di dirigenti per un costo di 550mila euro, trasformazione di consulenze esterne in part-time, l’affresco a Sterpeto raffigurante Sant’Anna con il volto della moglie di Banci): anomali che però non solo non avrebbero avuto la connotazione del peculato ma eventualmente della truffa aggravata ma per le quali non erano stati tracciati profili penali certi. E nemmeno le ulteriori indagini chieste dal pm alla guardia di finanza sulle ferie godute, sulle presenze al lavoro e quant’altro erano riusciti, secondo il gup, a superare lo scoglio della contestabilità del reato. —

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