Sicurezza
IPhone con il video hard La spedizione punitiva non era stata una rapina
follonica. Davanti al gup, con il rito abbreviato scelto da un imputato, la pena fu di tre anni per rapina. Davanti ai giudice del collegio (Adolfo Di Zenzo presidente, Giovanni Puliatti, Gian Marco De Vincenzi) altri due imputati sono stati assolti per non aver commesso il fatto e ulteriori due si sono viste derubricare la rapina in violenza privata e condannare a 1 anno e 6 mesi ciascuna.
Così si è chiuso il processo per la spedizione punitiva finalizzata al recupero di un iPhone in cui era contenuto un video porno, girato nel corso di un rapporto sessuale (ritenuto consensuale) dopo una serata in un locale da ballo, nell’agosto 2015, a Follonica. Un video in cui si vede il fondoschiena della ragazza, appoggiata sul cofano di un’auto, e gli organi genitali del proprietario del telefono, all’epoca ventenne. Era stato lui la vittima delle ire della famiglia, che secondo l’accusa sarebbero state accompagnate anche da minacce di morte con l’uso di un bastone. Il gruppo di persone (tra cui anche il fratello all’epoca minorenne della ragazza) aveva affrontato il proprietario del telefono all’uscita dal pronto soccorso dove il giovane si era recato a causa di una caduta da un muretto; l’apparecchio sottratto alcuni giorni dopo era stato poi consegnato ai carabinieri dalla mamma, su incarico della nonna.
Il pm Salvatore Ferraro aveva chiesto 4 anni per ciascuno dei quattro gli imputati: e cioè la ragazza del rapporto sessuale, oggi 23enne, la madre e la nonna di lei, nonché un amico di famiglia. Quest’ultimo sarebbe stata la prima persona a cui il proprietario del telefono aveva fatto vedere il video, subito dopo il rapporto, e stando alla ricostruzione lui stesso ne aveva poi parlato alla famiglia.
I difensori dei quattro imputati (Lucia Rossi per la ragazza e la madre; Stelio Pugi per la nonna; Marco De Stasio per l’amico di famiglia) avevano tutti sollecitato l’assoluzione dei propri assistiti, sostenendo sia la mancanza vera e propria della sottrazione dell’iPhone e quindi l’insussistenza della rapina, sia per un caso (quello dell’amico di famiglia) l’estraneità alle contestazioni, sia il fatto che per quel rapporto sessuale per il quale la ragazza si era detta non consenziente («lui ha agito contro la mia volontà» aveva detto ai carabinieri sporgendo querela) non vi sia stato un procedimento penale per violenza sessuale.
I giudici hanno condannato a 18 mesi la ragazza e la nonna (sono state concesse la sospensione e la non menzione); e hanno assolto gli altri due imputati, cioè la madre e l’amico di famiglia. Trentacinque i giorni perle motivazioni. Al termine del giudizio abbreviato per rapina nei confronti di un uomo oggi 43enne, il giudice lo aveva condannato anche per il ruolo di «consapevole concorrente nella spedizione punitiva, contribuendo allo scopo con l’intimidazione consistita nell’essere presente all’intero sviluppo dell’azione». — P.S.
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