Sicurezza
«Serviva la Vas: un atto simile intacca l’identità del territorio»
Vivere Capalbio contesta l’atto sia sul metodo che sul merito «Il cumulo di incentivi volumetrici è un elemento di criticità»
L’OPPOSIZIONE
A Capalbio la “variante delle polemiche” fa discutere. Si è conclusa la petizione promossa su Change.org che, dopo aver raggiunto 107 firme, è stata chiusa e inoltrata al sindaco di Capalbio Settimio Bianciardi.
Intanto l’opposizione va all’attacco. Il gruppo consiliare e la lista Vivere Capalbio con Marco Donati (foto)intervengono sull’atto urbanistico “semplificato” che è stato adottato in consiglio il 26 novembre, votato dalla maggioranza e su cui la minoranza ha dato subito battaglia, nella convinzione che stravolga il territorio e non sia passato attraverso una serie di passaggi urbanistici «che sarebbero stati necessari». Nel giorno dell’adozione in consiglio Vivere Capalbio non ha partecipato alla seduta mettendo nero su bianco alcune considerazioni sia sui tempi e i “passaggi” (giudicati fin troppo “rapidi”) che sulla sostanza dell’atto. «All’appressarsi del consiglio della frettolosa adozione della variante – sostiene Vivere Capalbio – come gruppo consiliare abbiamo inteso fornire alcuni contributi ponendo la questione preliminarmente su due piani: uno di metodo e l’altro di merito».
Il metodo
Primo punto. «Sul metodo abbiamo rilevato che un atto così complesso ancorché nella sua fase di adozione non ha maturato una collegiale discussione», non volendo pensare (precisa il gruppo) «che sia stata scientemente evitata; ma è palese per quanto evidente che la commissione comunale sia stata convocata il giorno venerdì 22 novembre per riunirsi domenica 24 novembre senza che fosse allegato alcun documento, con il consiglio comunale convocato per il giorno 26 novembre...».
Il merito
C’è poi (c’è’ sopratutto) il merito: qui l’opposizione è convinta – punto cardine – che un intervento urbanistico di questo genere necessitasse in primis di una Vas, gradino che in questo caso è stato invece bypassato con la variante semplificata.
Sugli incentivi: «Abbiamo dato atto – osserva l’opposizione – che prosegue l’attenzionamento avviato dalla precedente giunta rispetto all’efficientamento energetico e all’ecosostenibilità abitativa» che favoriscono al contempo «ulteriori ampliamenti». Il che è previsto sì dalla normativa regionale «ma, se non bene articolato, anche dal punto di vista edilizio può produrre una perdita di identità di quel patrimonio culturale della Riforma Agraria menzionato a riferimento in più casi ma con altrettanta esemplificazione urbanistica superato».
È questo è uno dei punti cruciali delle argomentazioni: le ripercussioni sulla ruralità legate agli aumenti di volumetrie. Esempio: «Il casale attualmente conosciuto - spiega Donati - con tutte le aggiunte di volumetrie a seconda delle opportunità offerte perderebbe la sua identità. A meno che queste norme non privilegino più chi intende realizzare un manufatto ex novo o demolire e ricostruirne uno nuovo. Un concetto non di poco conto in un territorio che come stato evidenziato anche di recente ha fatto del paesaggio e della sua identità un punto di forza». È soprattutto «il cumulo di incentivi volumetrici nelle zone non urbanizzate – dice Vivere Capalbio – a rappresentare un evidente elemento di criticità». Senza toni aggressivi, ma con evidente preoccupazione, il gruppo consiliare prende atto «e con prudente valutazione che, con l’adozione del provvedimento urbanistico che viene fatto passare come mera variante di adeguamento normativo, si permette previo riscontro di alcune condizioni di realizzare annessi agricoli e residenze “ovunque”, andando a intaccare l’unicità delle maglie poderali». Viceversa, in merito ai nuovi annessi agricoli «sarebbe utile e opportuno, in quanto la legge regionale ne fa esplicito rimando, normare la fattispecie con maggiore riguardo».
C’è poi il tasto delicato del trasferimento di volumetrie. Con quali criteri? «Un primo rilievo riguarda ciò che può essere trasferito (l’unico elemento di cui è fatta norma cita 2.000 mc, che corrispondono alla volumetria massima trasferibile). Nessuna menzione sul fatto che una simile norma potrebbe stimolare un mercato delle volumetrie di annessi agricoli acquistati da imprenditori facoltosi».
La variante, che sta generando un’importante discussione sul territorio, per Vivere Capalbio «nella sua complessità manca dello studio e del supporto di un quadro conoscitivo aggiornato e modificato rispetto alle esigenze e agli impatti di alcune scelte. Seppur sinora assente un dibattito, noi di Vivere Capalbio intendiamo essere propositivi nel quadro delle regole non solo regionali ma anche delle previsioni del Pit a cui a nostro avviso la variante deve conformarsi». Il gruppo ricorda l’importante iniziativa promossa dall’amministrazione a novembre: «Due giorni di riflessione sui temi che riguardano Capalbio fino al 2024 (costata alle casse pubbliche circa 30mila euro). In un territorio con forti pressioni, l’atto adottato dalla sola maggioranza consiliare spinge a indebolire quelle tutele che in passato hanno condotto a qualche centinaio di ricorsi amministrativi contro l’ente ma che hanno salvaguardato il territorio, mentre non guarda a una strategia futura più lungimirante e più attenta a quel valore che il paesaggio rappresenta per Capalbio». —
Elisabetta Giorgi
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