Sicurezza
Monossido di carbonio Il killer silenzioso torna a colpire: allarme dalla camera iperbarica
Negli ultimi mesi molti più casi che nel biennio precedente: tra crisi e minor informazione, il dottor Tanasi spiega perché e lancia un appello
L’INTERVISTA
Dopo una flessione registrata negli ultimi cinque – dieci anni, grazie anche a campagne di informazione dell’azienda sanitaria e, probabilmente, a un piccolo miglioramento delle condizioni di vita di cittadini in situazioni di disagio, molti dei quali stranieri, tra il 2019 e l’inizio del 2020 si registra un’impennata di casi di intossicazione da monossido di carbonio.
Nonostante inverni miti, nonostante il freddo non sia ancora arrivato (è atteso per domani e durerà solo tre giorni), sono ben 17 – da ottobre a oggi – le persone che hanno dovuto ricorrere alla camera iperbarica di Grosseto per un principio di avvelenamento da monossido di carbonio.
«Un dato – spiega Paolo Tanasi, responsabile della camera iperbarica dell’ospedale Misericordia – che ricalca quello dell’inverno precedente (20 casi) e che speravamo fosse casuale, incidentale. Invece no. Stiamo proprio facendo un passo indietro. Si tratta infatti di numeri, seppure riferiti non solo al bacino della provincia di Grosseto, ma anche all’Alto Lazio, molto lontani dai report dell’inverno 2016/2017, quando si registrarono solo 4 casi trattati a Grosseto, o dell’inverno 2018/2019, che segnò 8 casi».
Tanasi si limita a fornire i dati, rinunciando ad analisi sociologiche. «Quello delle intossicazioni da monossido è un problema non totalmente risolto. In passato erano in numero considerevole le persone che arrivavano in reparto, per fare ossigenoterapia, con sintomi di cefalea, nausea e, in qualche caso, soprattutto tra i bambini, dolori addominali e conati di vomito. Sono gli effetti della carbossiemoglobina. Campagne di informazione, al fianco di Coeso e Caritas, soprattutto tra le famiglie di migranti, che si scaldano con bracieri e stufe, avevano ridotto il numero, quasi azzerandolo».
La maggioranza dei casi si verifica in inverno, con un escalation nei periodi caratterizzati da ondate di freddo come avverrà nei prossimi giorni. Ecco perché Tanasi rilancia l’appello a fare attenzione.
Il gas, infatti, si genera all’interno di impianti di riscaldamento difettosi o quando vengono utilizzati in ambienti chiusi bracieri, stufe o camini.
«Questi dispositivi, ripeto, sono particolarmente pericolosi quando si concentrano nelle stanze di una abitazione, in garage o cantine», dice Tanasi.
Il monossido di carbonio si forma dalla combustione incompleta, per carenza di ossigeno, di composti organici come carbone, legna, gas e altri combustibili.
Ovviamente le conseguenze di un’intossicazione dipendono dalla durata di esposizione e dalla concentrazione del gas inalato e possono essere lievi (cefalea, senso di stanchezza, nausea) o gravi (confusione mentale, perdita di coscienza, sopore). Concentrazioni elevate o esposizioni molto prolungate sono letali.
Tanasi evidenzia poi come in Toscana ci siano soltanto tre iperbariche pubbliche – Grosseto, Firenze e Pisa – e che il Misericordia, anche e soprattutto in forza delle migliaia di casi trattati, sia diventato un punto di riferimento nel centro Italia, con una progressiva crescita di richieste di terapia, al punto che al piano seminterrato del Misericordia i turni sono passati da tre a quattro, per un totale di oltre seimila prestazioni sia nel 2018 che nel 2019.
«Da noi, negli ultimi mesi, i tempi di attesa – conclude il dottor Paolo Tanasi – sono aumentati, ma siamo sempre nell’ordine dei venti - venticinque giorni. Le urgenze, ovviamente, entrano subito. Abbiamo quattro turni a disposizione di otto posti ciascuno (che possono diventare nove). Il bacino di utenza, come detto, è enorme, con pazienti che arrivano dall’alto Lazio, dall’Umbria, da Siena, perfino dalla provincia di Arezzo». —
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