Il Tirreno

Grosseto

massa marittima 

Collezione Martini, c’è l’intesa Il lieto fine arriva dopo 16 anni

Giulia Sili
Collezione Martini, c’è l’intesa Il lieto fine arriva dopo 16 anni

Al Comune andranno tutte le opere contenute nel catalogo stilato nel 2010 Il sindaco Giuntini: «Vorremmo riportare i dipinti in esposizione come un tempo»

4 MINUTI DI LETTURA







Dopo sedici anni di rinvii e accordi mancati, finalmente Massa Marittima ha trovato quello che sembra essere un lieto fine per la vicenda giudiziaria legata alla famosa collezione d’arte Martini.

Da anni la collezione era infatti contesa tra il Comune e un legittimo erede e sembrava impossibile trovare un accordo. Dopo un lungo impasse la soluzione condivisa che dovrebbe far uscire le opere dai depositi sembra però essere finalmente stata trovata e a marzo il Comune e l’erede Martini si troveranno in tribunale per concludere ufficialmente l’annosa questione.

L’idea per un centro espositivo di arte contemporanea a Massa Marittima era nato nell’ottobre del 1999, quando il professor Angiolino Martini, deceduto nel 2000, aveva donato al Comune la sua vasta collezione privata di opere d’arte. Una collezione molto cospicua: composta da 71 grafiche e 660 tra dipinti e disegni. Un primo allestimento era stato inaugurato in via Goldoni il 12 gennaio 2002, curato dalla società Grandi Mostre e alla presenza di John Thomas Spike, allora direttore della Biennale dell’arte contemporanea di Firenze. Pochi mesi dopo le opere vennero trasferite nel convento di San Pietro all’Orto, fresco di restauro: luogo dove Martini avrebbe voluto che venissero esposte le opere. Verso la fine del 2004 le opere vennero però reclamate da un erede, Liberato Daidoni. L’uomo era stato riconosciuto figlio naturale di Angiolino Martini e aveva richiesto al Comune di Massa Marittima la restituzione delle opere del padre in quanto erede legittimo. La vicenda finì in tribunale, e, anche se inizialmente sembrava esse destinata a concludersi presto, ha subito negli anni numerosi rinvii.

Questo fino ad oggi, visto che sembra essere stato trovato l’accordo che ha trovato il favore di entrambe le parti. «Abbiamo convenuto un metodo – afferma il sindaco di Massa Marittima Marcello Giuntini – quello di arrivare ad una transazione che, sulla falsariga di quella fatta anni fa, sembra trovare entrambe le parti in accordo. Abbiamo fatto fare una stima in contraddittorio che si equivale e che quindi ha dato un piano comune sul quale lavorare. Ci siamo quindi trovati d’accordo sul valore delle opere e abbiamo impostato una divisione».

Al Comune dovrebbero spettare tutte le opere contenute nel catalogo fatto fare nel 2010 e tutto il monte delle opere dei pittori locali, come, ad esempio, quelle di Pietro Aldi e Paride Pascucci. La stima è stata fatta fare a due periti: per il Comune di Massa Marittima è intervenuto lo storico dell’arte Mauro Papa, per Daidoni la galleria Musetti di Carrara. A seguire il caso per il Comune di Massa Marittima è stato l’avvocato Luciano Giorgi di Grosseto.

La storia della collezione è lunga: dopo le richiese di Daidoni nel 2008 il centro espositivo venne momentaneamente chiuso per permettere la realizzazione di un catalogo accurato e certificato di tutte le opere, alcune delle quali non di sicura attribuzione. Il lavoro venne affidato al museologo e critico d’arte Maurizio Vanni. In seguito vennero anche organizzate alcune mostre. Una prima mostra, dal titolo “Racconti di vita, segni, colori e sogni nella collezione Martini” , allestita dal Comune con il contributo della Rete museale provinciale e di Massa Marittima Sviluppo, venne presentata il 6 marzo 2009 al palazzo dell’Abbondanza. Il catalogo della mostra venne poi presentato con il nuovo allestimento nel convento di San Pietro all’Orto nel 2010. Per molti anni il centro espositivo è stato ospitato in una grande sala del convento di San Pietro all’Orto, in continuità con il Museo d’arte sacra. La sala era stata intitolata nel marzo 2005 a Tommaso Martini e Ines Molendi, genitori di Angiolino Martini ma oggi le opere sono tutte conservate nei magazzini del museo in attesa di nuovi sviluppi. «Di esposto oggi non c’è più niente – spiega il sindaco – prima le opere era a San Pietro all’Orto ma con la grande mostra dedicata a Lorenzetti sono state spostate negli archivi. Adesso dovremmo arrivare all’udienza di marzo con la transazione chiusa, stiamo lavorando proprio per questo motivo. L’obiettivo sarà poi quello di riportare le opere, almeno in parte, in esposizione come un tempo». Circa la metà delle opere, che hanno un valore di centinaia di migliaia di euro – opere tra i tanti di Renato Guttuso e Fausto Pirandello – torneranno quindi a Massa Marittima. L’attesa è stata tanta e anche la spesa il Comune ha dovuto sostenere per le questioni giudiziarie è stata ingente. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web