Gioco
Altro che Viareggio! Il nostro logo è una persona vera, il grande Gigi
Aneddoti, protagonisti, maschere: Rino Magagnini, memoria storica della kermesse nel Golfo, è tra coloro che nel 1979 la fecero risorgere. E qui racconta oltre mezzo secolo di passione
il personaggio
giulia sili
Nessuno meglio di Rino Magagnini può raccontare che cosa sia il Carnevale di Follonica. Rino, 73 anni, giornalista e storico collaboratore del Tirreno, è la memoria storica della città ed è l’unico follonichese che, dagli esordi del Carnevale fino ad oggi, è ancora all’interno dell’organizzazione dell’evento follonichese per eccellenza. Il Tirreno lo ha intervistato.
Rino, cosa rappresenta il Carnevale per Follonica?
«Il Carnevale è la manifestazione più bella, popolare e importante della città. Io sono l’unico degli storici appassionati di Carnevale ancora in attività. Ho 74 anni e finché la manifestazione dura vado avanti, per me è troppo importante».
Quando nasce il Carnevale a Follonica?
«Iniziò nel 1950. Io ero piccolo ed ero anche molto spesso malato e così non sempre potevo andare al Carnevale. Si vede che mi era rimasta la voglia e quindi anche da grande sono sempre rimasto molto legato a questa bella tradizione».
All’inizio degli anni Sessanta succede qualcosa.
«Sì, ad un certo punto, nel 1962, il Carnevale non venne più festeggiato e per diversi anni si fece senza. Si tentò di riprenderlo insieme a Gigi del Golfo (Luigi Saragosa) che nel 1975 voleva rifare la manifestazione. Provammo, ma in quell’anno non ci venne nessuno dietro. Nel 1978 Antonino Vella fece una mascherata ma anche in quel caso nessuno gli andò dietro».
A quando la svolta?
«Nel 1979, io, Maris Montalti e Roberto Ticciati tentammo di rifare il Carnevale ancora una volta: fu un successo. Nel primo comitato c’era anche Gianfranco Serafini, uno dei primi promotori, e il primo presidente fu Attilio Zanaboni. Da allora il Carnevale è cresciuto anno dopo anno senza mai fare un debito. Tutti i presidenti che ci sono stati hanno sempre amministrato bene».
Adesso di cosa si occupa? «Io sono un po’ la storia del Carnevale come era Gigi del Golfo. Oggi non sono più nel Comitato ma resto un collaboratore molto attivo. Organizzo l’alzabandiera con la banda e organizzo, sempre in sintonia col Comitato Centrale, il Carnevale degli anziani. Giovedì grasso si va dagli anziani alla colonia e nel pomeriggio organizziamo una festa con musica, canti, balli e le mascherine».
Ci sono maschere con una storia particolare?
«Il mascherone che oggi è esporto al Museo Magma ha una bella storia. Fu fatto da Franco Gaggioli che ne fece una cinquantina nel 1988. In quell’anno il Rione Senzuno invece di fare il carro fece una mascherata bellissima. Il titolo era “Ma che banda è?”. Erano cinquanta persone che giravano per le strade con questa testa di cartapesta. Le maschere erano tutte uguali ad eccezione dello strumento musicale, diverso per tutti. La banda girava per le strade e sembrava suonasse veramente ma dietro c’era un carrettino che mandava in playback la musica della banda. Ebbe molto successo: dopo il Carnevale ci chiamarono a Piombino a sfilare e poi a Grosseto per i campionati del mondo di Baseball. Fu bellissimo. Quando si aprirono i campionati c’erano le televisioni di tutto il mondo che ci ripresero».
Qual è il ricordo più bello legato al Carnevale?
«I ricordi più belli sono tutti legati a Gigi del Golfo. Gigi è nato a Follonica nel 1924 ed è morto nel 1985. Fu lui l’anima del primo Carnevale. Nel 1999 il Comitato fece un concorso pubblico cittadino per creare il logo del Carnevale. Parteciparono diversi pittori e fu scelta questa maschera, creata nel 1952. Negli anni ’50 facevano il concorso per i manifesti del Carnevale e il manifesta arrivava da lì. Il disegno era di Olando Carducci: un manifesto con la testa di un clown molto particolare. Olando mi disse: “Vedi, Rino, questo è Gigi del Golfo, io mi sono ispirato a lui perché quando Gigi ride chiude gli occhi e la bocca gli viene a mezza luna in questo modo”. Divenne quella l’immagine simbolo del Carnevale che ha una motivazione culturale enorme per noi. A Viareggio hanno Burlamacco e Ondina. Burlamacco è una maschera creata; hanno preso un panzone e ci hanno aggiunto caratteri di Balanzone e di Arlecchino. Noi, invece, abbiamo un personaggio vero, una maschera vivente. Lui era vero: si faceva chiamare Gigi del Golfo ed era anarchico e antifascista. Gigi era tutto, era una forza della natura, un personaggio enorme per Follonica. I miei ricordi migliori sono sempre legati a lui». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
