Il dolore
«Violentò la escort», condannato a 10 anni
Pena pesante per un senegalese arrestato nel 2018 Dovrà anche risarcire la donna, intanto con 150mila euro
Follonica. Pesante condanna - 10 anni e 3 mesi pur con la riduzione di un terzo per la scelta del rito abbreviato, più 4.000 euro di multa, più 150mila euro di sola provvisionale per il risarcimento, più le interdizioni di legge - per Fallou Sylla, 41 anni, senegalese, imputato di violenza sessuale.. Era stato arrestato nel dicembre 2018 perché ritenuto responsabile dello stupro ai danni di una escort brasiliana, oggi 31enne, domiciliata a Livorno, avvenuto in un’abitazione di Follonica il 30 settembre precedente. Il giudice dell’udienza preliminare Marco Mezzaluna ha accolto in toto le richieste del pm Salvatore Ferraro; assoluzione comunque per un episodio di ricettazione (14 paia di scarpe Nike con marchi contraffatti). Violenza sessuale con la minaccia di un coltello, sequestro di persona e rapina le altre contestazioni mosse dalla Procura.
Intorno alle 22 di quel giorno, Sylla si sarebbe presentato nell’appartamento sul lugomare dove si trovata la donna - costituita parte civile con l’avvocato Giovanni Porto del foro di Livorno - avrebbe chiuso a chiave la porta, avrebbe nascosto il mazzo e avrebbe costretto la donna a subire un rapporto sessuale orale e vari completi senza l’uso del preservativo. Sarebbe stata minacciata («bevi e vai in camera, sennò ti ammazzo») e poi costretta a subire le violenze sotto le minacce del coltello, con una lama di 30 centimetri. Un’ora e mezzo sarebbe durata la segregazione della donna, cui Sylla avrebbe poi portato via il cellulare e 250 euro in contanti, sempre con la minaccia dell’arma.
La querela era stata presentata sei giorni più tardi. Quelle parole avevano fatto scattare la procedura prevista nei casi di violenza ai danni di donne, oltre naturalmente alle indagini. Se ne era occupata la squadra mobile di Grosseto, la escort aveva riconosciuto Sylla prima in fase di sommarie informazioni e poi in fase di incidente probatorio, nell’aprile scorso: in quest’ultima circostanza le era anche stato mostrato - e lei lo aveva riconosciuto - il coltello sequestrato.
Sylla non era presente all’udienza conclusiva, come aveva invece fatto nelle occasioni precedenti: è detenuto nel carcere di Prato. Lo ha difeso l’avvocato Alessandro D’Amato, che ha cercato di mettere in luce alcune criticità nelle ipotesi di accusa. Il giudice ha disposto la misura di sicurezza dell’espulsione dall’Italia una volta scontata la pena e si è riservato il deposito delle motivazioni della sentenza entro la fine di marzo. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
