Il Tirreno

Grosseto

casale di pari 

«Perché abbattere la quercia? Noi vogliamo un risarcimento»

Fiora Bonelli
«Perché abbattere la quercia? Noi vogliamo un risarcimento»

Protesta un gruppo di residenti della frazione, avviata una raccolta firme «Mille euro per ogni anno della pianta: contando gli anelli credo fossero cento»

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civitella paganico. A Casale di Pari viene abbattuta una quercia e un gruppo di residenti alza gli scudi, fa una raccolta di firme e pretende un risarcimento morale.

«Il degrado non è questo, ma ben altro» dicono. E parlano dell’abbattimento di una quercia centenaria lungo una via a Casale di Pari. A loro giudizio la pianta non sarebbe stata affatto pericolosa, «era rigogliosa, senza nessun cenno di malattia, la pendenza è da sempre la stessa e la terra intorno al piede non accennava a movimenti sospetti».

Monta a Casale di Pari la protesta contro il taglio improvviso di una quercia. Uno dei portavoce dei cittadini che si sono lamentati della decisione è Andrea Marcocci, che spiega che, per effettuare il taglio è stata bloccata la via, per circa un’ora. Marcocci aggiunge che non ci sarebbe stata comunicazione preventiva: «Ovviamente nulla contro la ditta esecutrice, ma il taglio non è stato né compreso né gradito da noi cittadini».

«Il fatto è che col tempo il ciocco, adesso duro e sodo come un macigno marcirà – prosegue Marcocci - le radici allenteranno la presa e, come le mani di un morto, non saranno più capaci di stringere a sé il terreno che prima tenevano con forza e anche amore».

Il 29 gennaio, riferisce ancora Marcocci, il sopralluogo di esperti della forestale avrebbe confermato «quello che tutti già sapevamo e cioè che la quercia era sanissima». Marcocci contesta che l’eliminazione possa essere derivata dalla produzione di “sporco”: «Da quando le foglie sono sporco? Se per caso avesse avuto bisogno di cure, invece che abbatterlo, questo straordinario essere vivente avrebbe potuto essere curato. Ci sono gli arboristi per questo».

Giovedì mattina è iniziata a Casale una raccolta di firme pro quercia. Ci si sta attrezzando anche per chiedere al responsabile del taglio un «risarcimento morale», se mai sia possibile arrivare a questo risultato, per la comunità che è stata privata di una tale bellezza. Marcocci ha già fatto i conti: «Mille euro per ogni anno di età della pianta. Credo, dalla conta degli anelli, che potesse avere circa 100 anni».

Anche a nome degli altri residenti, Marcocci chiede spiegazioni sull’edificio comunale che ospita la sede di Odysseus e l’ambulatorio e che si trova proprio alle spalle della quercia e che avrebbe una parte di tetto rovinata.

E Marcocci aggiunge ancora: «Quella quercia era una bellezza e non costituiva motivo alcuno di degrado. Degrado che invece c’è, tanto per fare un esempio, nei boschi fra Petriolo e Caldanelle». E conclude: «Stiamo preparando i lavori di preparazione allo scavo archeologico di primavera. Uno scavo importante che serve a valorizzare una zona ricca di reperti e di storia. Ma nel bosco c’è di tutto, compreso una specie di accampamento di cui nulla si sa. Anche questo, naturalmente, lo abbiamo segnalato». — Fiora Bonelli

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