Il Tirreno

Grosseto

il processo capuano 

«Minacciato al capannone» Parla l’ufficiale giudiziario

Alfredo Faetti;

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follonica. L’amministratrice che cerca soluzioni bonarie agli sfratti. L’ufficiale giudiziario che viene minacciato – per sua stessa definizione – ad allargare il provvedimento ad altri fondi da persone che non conosce. L’acquirente che prima rifiuta il contratto e poi, dopo una telefonata, torna indietro e firma.

Sono questi alcuni aspetti dell’udienza al processo sul presunto sistema di estorsione a Follonica con metodo mafioso, ieri incentrata sui capannoni in via dell’Industria. Immobili in cui nel 2014 Arietto Giovannelli, imprenditore scarlinese, aveva messo in piedi diverse imprese – una legata alla telefonia, un pub e un’area destinata ai giochi e alle feste per bambini – per cui pagava un affitto alla Betty srl, società riconducibile al commercialista Evans Capuano, ritenuto l’apice del sistema. Affitti che, nel corso di breve tempo, lievitarono vertiginosamente, ha spiegato lo stesso Giovannelli in aula, raccontando di aver firmato dei fogli in bianco al commercialista. Costi che alla fine non sarebbe più riuscito a sostenere, arrivando ad essere sfrattato prima e a cedere poi uno degli immobili. «Ho provato a chiedere a Giovannelli una soluzione bonaria per gli sfratti, ma non c’è stato modo - ha detto l’avvocata Teresa Vacchiano, amministratrice della Betty srl, specificando però che «le direttive le davano Capuano e sua moglie».

Ma le procedure non sarebbero state poi così chiare e anche altre persone si erano trovate a fare i conti con alcuni degli imputati del processo. Ad esempio Raffaele Onorato, l’ufficiale giudiziario intervenuto per lo sfratto: «L’atto prevedeva riguardava uno specifico capannone – ha raccontato in aula il testimone – ma la legale rappresentante della Betty, presente sul posto, mi disse che dovevo provvedere anche con i fondi vicini e io risposi che non era possibile, non era nell’atto». A quel punto sarebbero intervenute con la stessa richiesta anche altre persone presenti nel capannone, tra cui un uomo «basso con l’accento meridionale», come ha ricordato Onorato in aula. Stando a un’intercettazione telefonica con Giovanelli, quello sarebbe stato Angelo Murè, altro imputato. «Aveva un atteggiamento minaccioso – ha detto Onorato – Aveva l’atteggiamento di uno che voleva una cosa che non poteva avere».

Pochi mesi dopo, però, il fondo destinato a pub torna nell’orbita Capuano, quando il commercialista avrebbe proposto a Giovannelli di dare in affitto il ramo d’azienda a una possibile acquirente, Sara Toninelli, anche lei chiamata in aula. «Il locale era vuoto da diversi mesi – ha raccontato la donna – Giovannelli non c’era più. Credevo che fosse una vendita e quando ho letto il contratto dal notaio me ne sono andata». Ma fuori dal notaio fu fermata dal marito: «Lui era al telefono con Capuano – ha detto Toninelli – Gli disse con un tono autoritario come non aveva mai avuto: “Prendi tua moglie e portarla a firmare”. E io ho firmato». —

Alfredo Faetti

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