Lutto
Aveva ucciso lo zio, la Cassazione conferma i 30 anni
CASTEL DEL PIANO. La prima sezione penale della Corte di cassazione ha ritenuto inammissibile, e lo ha quindi respinto, il ricorso presentato da Claudio Orlando, 50 anni, originario di Nemi, condannato prima (in Corte di assise) all’ergastolo e poi (in appello, con l’esclusione dell’aggravante del nesso teleologico) a 30 anni per l’omicidio dello zio Antonio Tucci, 71 anni, il cui corpo venne trovato senza vita nell’abitazione di quest’ultimo a Castel del Piano, il 6 dicembre 2015.
Non sono ancora state depositate le motivazioni della decisione, presa nell’udienza cui era presente l’avvocato Ivan Giannino, uno dei legali che (insieme a Maria Pia Di Maio) aveva assistito Orlando nel corso del procedimento e che ha sostenuto il ricorso per Cassazione.
La difesa di Orlando ha insistito, nel ricorso, la necessità di una verifica sull’esatto orario della morte; una necessità che era stata rappresentata anche in Corte di appello (l’udienza si tenne nel novembre 2018) ma che fu respinta. La difesa non ha chiesto una reinterpretazione dei dati emersi nel dibattimento ma una verifica del fatto che non ci fosse stato nel corso del processo un travisamento della prova.
L’avvocato Giannino ha puntato anche sull’illogicità delle motivazioni della sentenza di appello, ritenendola insoddisfacente in alcune parti. Non è possibile considerare ininfluenti o neutre, secondo la difesa, le questioni riguardanti l’assenza di tracce ematiche sui vestiti di Orlando e l’orma di scarpa con tracce di sangue non riconducibile all’imputato.
Claudio Orlando era stato inizialmente portato nel carcere di Terni. Da alcuni mesi è nel carcere di Porto Azzurro, all’Isola d’Elba. Ma Orlando ha chiesto di essere trasferito in una struttura penitenziaria in cui possa lavorare, come faceva a Terni, dove era incaricato della distribuzione del cibo agli altri detenuti. In regime di detenzione ha scontato più di quattro anni: venne rintracciato cinque giorni dopo il delitto in provincia di Roma. — P.S.
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