Il Tirreno

Grosseto

la vicenda meeting point 

«Si fece dare le chiavi del ristorante Il giorno dopo non potevo più entrare Aveva cambiato tutte le serrature»

P.S.

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follonica. Si chiamava Sip Energy e Telecomunicazioni la ditta, dichiarata fallita nel 2019, di Arietto Giovannelli. Aveva sede in un capannone della zona artigianale di Follonica, cinque anni fa. «Lo ebbi in affitto dalla società Betty srl, non so chi fosse l’amministratore ma alla firma del contratto c’erano Evans Capuano, la moglie di lui e la mamma di quest’ultima. Prima, io Capuano non lo conoscevo di persona». Da questo momento un crescendo di difficoltà, sia per questa attività («ho chiesto per mesi la copia del contratto») sia per le altre due avviate sempre con la supervisione di Capuano: il ristorante Meeting Point e la ludoteca il Paese dei Balocchi. «Le presi in affitto dalle solite persone». Contratti da 600 euro poi lievitati in modo esponenziale, fino a tremila euro, di pari passo con le notule professionali: «Dissi che non avrei pagato e che l’avrei denunciato».

Dice Giovannelli: «Io i contratti non li ho mai firmati, scrivevano loro, avevo solo concordato gli affitti. Le firme che mi mostrate sono simili alla mia. Io in genere metto anche il timbro: e qui non c’è». Anche a Giovannelli nello studio di Capuano erano stati fatti firmare dei «fogli bianchi»; e c’erano anche i «fogli gialli, dove Capuano segnava le sue cose, ad esempio la ripartizione dei lavori che dovevano essere fatte nei capannoni», il mobilio per Sip e per ristorante, i gonfiabili e il resto per la ludoteca. Poi, anche se le attività andavano bene, l’imprenditore decise di cedere il Meeting Point: «Capuano aveva chi lo poteva comprare anche se non poteva dirmi chi. Volle le chiavi per farlo vedere agli interessati, il giorno dopo io non riuscii più a entrare perché aveva cambiato le serrature. Io protestai e da lì iniziarono le minacce». Davanti al notaio, Giovannelli scoprì la formula del passaggio ad altra mano, quella dell’affitto di ramo di azienda, e chi erano i subentranti, due noti pasticceri di Follonica. «Io non volevo firmare, l’affitto era di venti euro al mese per dieci anni! Quando il pasticcere lo disse al telefono a Capuano, lui si arrabbiò; la moglie del pasticcere non voleva firmare, era impaurita. Però io volevo chiudere, troppe minacce: e così firmai. Mai avuti i soldi». Un quadro di estorsioni, secondo l’imputazione.

Nel corso dell’udienza di ieri sono stati sentiti altri due testimoni, tra cui Marco Barzanti, il collaboratore di Giovannelli, che ha confermato l’episodio dell’aggressione, e un ex amico di Capuano. Oggi saranno ascoltati altri tre testimoni. — P.S.



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