Gioco
Ozono, in Maremma i peggiori dati toscani. Nel 2019 il limite è stato superato 50 volte
Roberto Barocci: «Il risultato non si spiega se non alla luce della presenza di 8 centrali a biomasse». Sforamenti anche per il Pm10
GROSSETO. La Maremma della biodiversità, del Parco Regionale, delle Riserve Naturali della Diaccia Botrona e della Feniglia, della Laguna di Orbetello e del Lago di Burano (prima Oasi Wwf nata nel Belpaese), la Maremma che vagheggia uno sviluppo economico basato sul turismo slow e green e sulla valorizzazione dei prodotti enogastronomici della terra ha i peggiori dati di tutta la Toscana in termini di superamento dei limiti della concentrazione di ozono: peggio di Firenze o di Santa Croce, enclave del distretto conciario. Sono quasi cinquanta “gli sforamenti” registrati nel corso del 2019 dalla centralina posizionata in aperta campagna, lungo la strada degli Ulivi, a Alberese, luogo-simbolo, culla del Parco. E anche i risultati che arrivano dalle centraline che monitorano il Pm 10 – in città, in via Unione Sovietica e in viale Sonnino – non consolano.
La maglia nera
Con un elevato potere ossidante, di colore azzurro e dall’odore pungente, l’ozono si forma nell’atmosfera per effetto di reazioni favorite dalla radiazione solare e, soprattutto, in presenza dei cosiddetti inquinanti precursori: ecco perché è considerato un inquinante “secondario” ma non per questo è meno insidioso; anzi, è più subdolo. Il report di Arpat – l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana – che esamina i dati ottenuti dalla rete regionale di monitoraggio della qualità dell’aria e relativi al 2019 evidenzia sul fronte ozono una situazione critica in tutta la Toscana, almeno per otto di 10 centraline disseminate sul territorio regionale: ma arriva dalla centralina grossetana il dato più alto, e dunque più preoccupante, di tutta la Regione, ovvero quasi cinquanta superamenti del valore di 120 μg/m3 riferito alla media mobile di 8 ore, espresso come media negli ultimi tre anni. Persino il trend non lascia margini per essere ottimisti: per la Maremma i superamenti erano stati 33 nel 2017 e 44 nel 2018.
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L’analisi
«Quando si confrontano i dati della centralina di Alberese che devono essere messi in relazione anche a quelli delle centraline per il Pm10 di viale Sonnino e via Unione Sovietica – nota Roberto Barocci, ambientalista – con i risultati delle centraline del resto della Toscana, nessuno crede al fatto che i dati di Grosseto e della Maremma siano uguali o addirittura peggiori a situazioni notoriamente critiche come Firenze-Ponte alle Mosse, Prato o Pistoia. E nessuno ci crede per tre motivi: Grosseto non è in una conca dove l’aria potrebbe ristagnare; è in una pianura aperta dove non ci sono industrie; ed è in una zona notoriamente molto limpida e ventilata». Resta dunque da individuare le cause, soprattutto quelle che producono un’alta concentrazione di ozono. «Noi abbiamo messo questi risultati – continua Barocci – in correlazione con la presenza di otto centrali a biomasse che cingono Grosseto e che, tutte insieme, corrispondono a un bellissimo inceneritore di media grandezza; tali centrali, del resto, sono le uniche fonti “che bruciano” intorno alla città». Barocci e il Comitato Aria Pulita – che da tempo battaglia contro i cattivi odori che a periodi alterni ammorbano Grosseto – non si sono tenuti questa analisi nel cassetto ma l’hanno sottoposta a suo tempo ad Arpat: «Se non sono le centrali a biomasse – conclude Barocci – gli esperti di Arpat ci devono dire quali sono le cause: noi non siamo contro le centrali a biomasse a prescindere».
“Le polveri”
Più chiara, almeno sotto il profilo delle cause, è la situazione sul fronte Pm10. Nel corso del 2019 sono stati quattro – erano stati dieci nel 2018 – i superamenti del limite di 50 μg/m3 (media giornaliera) segnalati dalla centralina di viale Sonnino: il 14 gennaio (52), il 24 aprile (71), il 25 aprile (64), il 10 giugno 56. Due gli sforamenti invece rilevati in via Unione Sovietica: il 24 e il 25 aprile (non ce ne erano stati nel 2018). Destano sorpresa, anche negli addetti ai lavori, gli sforamenti del 24-25 aprile – fuori trend sia per il periodo primaverile che per la giornata di festa – e che per altro si rilevano in atri territori toscani. Che la sabbia del Sahara che offuscava il cielo nei giorni delle festività pasquali 2019 abbia “sollecitato” anche le centraline? Saranno gli esperti a confermare o a smentire. –
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