La manifestazione
Le edicole stringono i denti «Sono dei presìdi preziosi»
Tredici ore di lavoro no stop, vendite in calo, bassi ricavi: Sinagi accende i riflettori sulle difficoltà del settore. Le testimonianze di due giornalai
La saracinesca si arrotola su, nel silenzio del quartiere. Freddo e buio, non sono neanche le 6 del mattino. Il furgoncino scarica i pacchi di giornali, ritira l’invenduto del giorno prima, ingrana la marcia e riparte.
La giornata inizia così, in ogni quartiere, in ogni città, in tutto il mondo, da sempre. Il barista accende le luci, ma il giornalaio è già lì da un po’ che sistema i quotidiani, nella sua edicola. Nell’edicola che, per certi versi, appartiene all’intera comunità. E che la comunità rischia di perdere.
È per salvaguardare questi preziosi presidi – di notizie, di lettura, ma anche di molti servizi, ultimamente – che il Sinagi, Sindacato nazionale giornalai d’Italia, ha organizzato ieri un’iniziativa in tutta Italia: edicole aperte fino a tardi e dialogo con cittadini e amministratori locali per parlare delle difficoltà che sta attraversando il settore e chiedere il rinnovo del contratto con un aumento degli aggi (la percentuale del prezzo del giornale che resta all’edicolante).
A Grosseto gli edicolanti che fanno capo a questo sindacato hanno manifestato tenendo accese le luci dei chioschi per tutta la notte e appeso le locandine realizzate per l’occasione.
Angela Terramoccia gestisce l’edicola via Mascagni. «L’ho presa nel 2013 – racconta – ma esisteva da 40 anni. Sette anni fa c’erano buone prospettive, ma da qualche anno il calo delle vendite si fa sentire. Oggi l’età media dei clienti è sui 68-70 anni; i giovani non leggono più, neanche i fumetti».
Angela, nella sua edicola, è da sola. «Attacco alle 6 e fino alle 19 sono qua, tutti i giorni, e le domeniche alternate», dice. Un lavoro impegnativo, duro, che oggi è necessariamente diversificato.
«Anch’io, come molti colleghi, vengo biglietti dell’autobus, ricariche telefoniche, faccio il servizio di pagamento dei bollettini, ho il terminale Sisal – dice –. Poi lavoriamo molto con gli arretrati su richiesta del cliente».
E proprio a questo proposito Angela osserva una prima criticità. «Un grosso aiuto per noi edicolanti – dice – arriverebbe se ci fosse più attenzione agli abbonamenti. Basterebbe dirottarli qui nelle edicole invece di spedirli via posta, che poi il postino ti consegna il giornale la mattina tardi».
Nonostante la crisi e le difficoltà, però, l’edicola rimane un punto di riferimento per i cittadini.
«Con la clientela fissa ormai c’è un rapporto di famiglia – sorride Angela –. Se tengo chiuso un’ora subito si preoccupano, mi chiamano per chiedermi se sto bene. Ed è successo diverse volte che alcune ragazze si sono sentite seguite e si sono rifugiate qui da me per chiamare i genitori».
Da alcuni anni l’edicola di Angela Terramoccia è anche punto di incontro del più divertente pomeriggio di scambio di figurine per bambini, un’iniziativa molto apprezzata che dà la misura di come l’edicola sia anche punto di aggregazione.
Su questo ne sa qualcosa anche Michele Scuffiotti, collega di via Roma (davanti all’Agenzia delle entrate) il cui chiosco è diventato negli anni palcoscenico di “EdicolAcustica”, format musicale inventato dallo stesso Scuffiotti nel 2014 e poi approdato in radio, tv e web.
Quarant’anni, Scuffiotti è diventato edicolante nove anni fa, partendo proprio da qui, dall’edicola di via Roma, che ha riaperto dopo che da un anno era chiusa.
«È un lavoro tosto – racconta – e le difficoltà ci sono. Ma sono convinto che si potrebbe anche fare molto per rimediare». Ad esempio? «Le copie dei quotidiani nei bar – dice subito Michele –. Un bar compra un quotidiano e quel giornale lo leggono decine e decine di persone. Basterebbe fare come fanno Sky e le altre Pay tv con gli abbonamenti per i luoghi pubblici: far pagare di più rispetto a quello che paga il singolo cliente. Una “copia bar”, insomma, con prezzo maggiorato».
Anche per Michele il contratto va rinnovato, «ma non credo ci siano margini per aumentare gli aggi – dice –. Piuttosto servirebbe migliorare la distribuzione». —
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