Sicurezza
«Aggredito a calci e pugni nello studio di Capuano»
In aula parla il titolare di una ditta che aveva preso in affitto un capannone «Un suo dipendente rideva, un altro mi aveva minacciato di morte»
«Sono stato aggredito a calci e pugni nel corridoio dello studio di Evans Capuano». Lo dice di fronte ai giudici del collegio l’imprenditore cinquantenne Arietto Giovannelli; lo dice, lo ripete, dà ulteriori precisazioni. Anche se, in questo come in altri momenti della sua lunga deposizione, i «non ricordo» sono frequenti, Giovannelli riesce a rimettere insieme i frammenti di quello che chiama «il mio calvario» anche anticipando con le proprie parole la fine della contestazione (cioè la lettura integrativa delle informazioni testimoniali da lui rese in fase di indagine) del pm distrettuale Giuseppina Mione.
E Giovannelli fa i nomi: ad aggredirlo sarebbe stato Angelo Murè, uno degli imputati nel processo; con lui ci sarebbe stata una persona che Giovannelli riconosce come Giuseppe Imparato, un altro imputato («aveva un tatuaggio sul collo, tribale, molto visibile», anche se poi si confonde tra parte destra e parte sinistra del collo). “Trauma da percosse all’occhio destro” la prognosi, sette i giorni di guarigione. L’imprenditore aveva avuto in precedenza problemi seri alla retina «ma ero tornato quasi al cento per cento». Un pugno preso quel giorno - era il 25 marzo 2015 - proprio su quell’occhio aveva fatto di nuovo precipitare le cose. Giovannelli, che tiene gli occhiali protettivi, ha difficoltà ancora oggi con la vista, è la presidente Laura Di Girolamo a leggere con lui la formula di impegno del testimone. Di quel giorno ha numerosi ricordi chiari. Era andato allo studio del commercialista Capuano insieme a un suo collaboratore, Marco Barzanti, per ritirare la documentazione della sua impresa, visto che il rapporto di fiducia era cessato. Ricorda di essersi presentato alle segretarie, di aver parlato con un dipendente di Capuano («mi sembrava come se il dipendente stesse prendendo tempo»), di aver avuto accesso alla parte retrostante dello studio. «A quel punto mi sono sentito aggredito alle spalle», riuscì a non entrare nel corridoio pur essendo stato trascinato, qualche colpo lo prese anche il suo collaboratore, il dipendente «rideva», una segretaria aveva gridato «chiamiamo i carabinieri, ma le fu strappato il telefono».
Giovannelli aggiunge di essere poi stato trascinato all’esterno dello studio, sul pianerottolo, con il suo collaboratore terrorizzato. «Mi dicevano “stai zitto”». È vero che Murè le diceva che lo avrebbe ammazzato se fosse andato dai carabinieri a fare denuncia? chiede il pm: «Sì». E che venne detto al suo collaboratore che sarebbe stato «squartato»? «Sì». E poi? «Mi disse “Paga i debiti, prendi la macchina e vai via”». È vero che Murè disse «Non siamo soltanto in due ma sette-otto?»: «Sì». Una volta in ospedale, Giovannelli dichiarò ai sanitari di essere stato aggredito nello studio di Capuano.
Le imputazioni ripercorrono altri episodi di minaccia, di cui il pm chiede conferma. Giovannelli racconta di essere stato raggiunto da Murè alla stazione di servizio di Scarlino («Mi disse “Stai attento, tu non sai chi sono io»), di averlo incontrato nello studio di Capuano («Mi disse “Informati, sono una persona pericolosa”, sembrava mi volesse picchiare»), di sentirsi seguito da lui, di averlo visto davanti al capannone, di essere stato schiaffeggiato al volto e alla spalla mentre era in auto dallo stesso Murè che gli si era parato davanti, che doveva «stare a cuccia».
In serata la sua deposizione è stata sospesa, riprenderà l’11 febbraio. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
